Nota stampa, 31 marzo 2026
- 1 apr
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Il dibattito apertosi in questi giorni sulle possibili soluzioni alla crisi del sistema giustizia proposte da ultimo dall'ANM impone una riflessione seria, equilibrata e soprattutto sistemica, che non può essere ridotta a interventi meramente quantitativi o a logiche di razionalizzazione territoriale sganciate dalla realtà operativa degli uffici giudiziari.
Il Movimento Forense ritiene imprescindibile un percorso di effettivo efficientamento della giustizia che incida sulle reali criticità del sistema, senza tuttavia determinare arretramenti sul piano delle garanzie e dell’accesso al servizio da parte dei cittadini.
In tale prospettiva, appare necessario spostare l’attenzione dalle soluzioni semplicistiche – quali la soppressione degli uffici giudiziari minori – verso interventi strutturali che riguardino il rafforzamento e la qualificazione del personale amministrativo, oggi vero collo di bottiglia del sistema, l’implementazione concreta e uniforme degli strumenti di digitalizzazione, ancora caratterizzati da evidenti disomogeneità e la razionalizzazione dei modelli organizzativi degli uffici, attraverso una gestione efficiente dei carichi di lavoro e delle risorse disponibili, senza tralasciare interventi volti a migliorare la stabilità e la chiarezza del quadro normativo, troppo spesso oggetto di interventi frammentari e disorganici.
Riteniamo che ogni ipotesi di riforma che incida ulteriorimente sulla geografia giudiziaria debba essere valutata con estrema cautela, evitando soluzioni che, lungi dal migliorare l’efficienza, rischino di tradursi in una compressione del diritto di accesso alla giustizia, soprattutto nei territori più periferici, con inevitabili ricadute sui diritti dei cittadini e delle imprese.
Il Movimento Forense ribadisce che la Giustizia non può essere considerata esclusivamente nella sua dimensione interna, ma deve essere letta come servizio pubblico essenziale, il cui funzionamento richiede il contributo equilibrato di tutti gli attori del processo, a partire dall’avvocatura e, per tali ragioni, ogni intervento riformatore deve muoversi nella direzione di migliorare il sistema esistente anziché ridurlo, evitando scelte che possano generare ulteriori criticità o squilibri.
L’obiettivo deve essere chiaro: costruire una giustizia più efficiente, ma anche più accessibile, più equa e realmente al servizio dei cittadini.



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