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Direttivo Nazionale MF - 5 e 6 giugno 2026, Locri

  • 2 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Una giustizia che cambia velocità a seconda del territorio rischia di perdere la propria funzione costituzionale di garanzia.


È su questa consapevolezza che si impone oggi una riflessione seria e non più rinviabile sul tema della geografia giudiziaria e sul futuro dei presidi di legalità diffusi nel Paese, con particolare attenzione ai piccoli fori, la cui sopravvivenza non può e non deve dipendere dai dati numerici bensì deve essere valutata in ragione della funzione costituzionale che essi assolvono, del contesto territoriale in cui operano e dell’esigenza di garantire un accesso effettivo, prossimo e uniforme alla giustizia a tutti i cittadini.


I dati ufficiali relativi alle piante organiche evidenziano come una parte significativa degli uffici giudiziari italiani, distribuiti in maniera trasversale tra Nord, Centro, Sud e Isole, si collochi al di sotto delle soglie individuate e ciò non per inefficienze strutturali, bensì per carenze croniche di organico e risorse. In tale contesto, la progressiva marginalizzazione dei tribunali periferici determina un duplice effetto distorsivo: da un lato, l’allontanamento della tutela giurisdizionale dal territorio e dai cittadini; dall’altro, il sovraccarico degli uffici accorpanti, con inevitabili ricadute in termini di efficienza e durata dei processi, concretizzando, così, il rischio di realizzare una giustizia a due (o più) velocità, nella quale l’accesso effettivo alla tutela dei diritti diventa diseguale e, soprattutto, condizionato dalla collocazione geografica.


È quindi necessario ribaltare l’approccio: non ridurre, ma rafforzare.


I piccoli fori non rappresentano un’anomalia del sistema bensì un elemento essenziale di prossimità, presidio di legalità e controllo del territorio, pertanto, la loro valorizzazione richiede interventi strutturali, investimenti mirati e una visione che tenga conto delle specificità territoriali, superando logiche esclusivamente quantitative.


Riteniamo, quindi, che la geografia giudiziaria debba essere ripensata in chiave funzionale e non meramente aritmetica, valorizzando il ruolo degli uffici giudiziari come strumenti di coesione e di garanzia dei diritti, soprattutto nelle aree più esposte a fragilità economiche e sociali.


Questi e altri i temi che affronteremo nel corso del prossimo Direttivo Nazionale del Movimento Forense, che si terrà a Locri il 5 e 6 giugno prossimi, dal titolo “Giustizia a due (o più) velocità: difendere il territorio, costruire il futuro”



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