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Più presenza sul territorio e educazione alla legalità. Il carcere non può essere l'unica risposta

2 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

I numerosi episodi di violenza che hanno interessato in questi giorni diverse città italiane impongono una riflessione seria sulle cause del fenomeno e sulle risposte necessarie per garantire ai cittadini il diritto di vivere in sicurezza. Di fronte a questa realtà, è necessario interrogarsi sugli strumenti più efficaci per restituire sicurezza alle comunità, senza rinunciare a una visione di lungo periodo capace di affrontare le cause profonde del disagio e della devianza giovanile.


Riteniamo, quindi, che occorra rafforzare i controlli e la presenza delle istituzioni sul territorio, riaprendo anche una riflessione sull’operazione «Strade Sicure».


Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con la repressione e la repressione, da sola, non rappresenta una risposta sufficiente, soprattutto quando i protagonisti degli episodi di violenza sono minorenni: occorre prevenzione, interventi sociali e un investimento concreto nell’educazione delle nuove generazioni.

Per questo guardiamo con cautela all’ipotesi, prospettata dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, di aumentare i posti negli istituti penali minorili e destinare ai ragazzi sezioni delle carceri per adulti.

La detenzione può essere necessaria nei casi previsti dalla legge, ma non può diventare la risposta ordinaria al disagio e alla devianza giovanile.


Punire chi commette un reato è doveroso; rinunciare a prevenire e recuperare significa, invece, intervenire soltanto quando il problema è già esploso; senza contare che il carcere per i minori oggi rappresenta il serio rischio di alimentare il mito della carriera criminale.


«Da anni Movimento Forense promuove nelle scuole iniziative di educazione alla legalità, perché crediamo che sia proprio dai giovani che occorra ripartire per invertire la rotta. Dobbiamo garantire sicurezza ai cittadini, ma anche offrire ai ragazzi strumenti e opportunità per comprendere il valore delle regole e della responsabilità. Servono controlli efficaci, strutture adeguate e percorsi educativi concreti. Non possiamo pensare di risolvere un problema sociale aumentando semplicemente i posti in carcere: lo Stato deve saper essere fermo con chi delinque e capace di prevenire la violenza» ha dichiarato la presidente Elisa Demma.


La sfida, quindi, consiste nel tenere insieme sicurezza e prevenzione, certezza delle regole e recupero.

Perché una società più sicura non è soltanto quella che punisce chi sbaglia, ma anche quella che riesce a evitare che altri giovani imbocchino la stessa strada.

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