Modifica della norma che disciplina la compensazione automatica dei crediti professionali con i debiti fiscali
- Movimento Forense
- 22 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Movimento Forense esprime soddisfazione per la modifica intervenuta sulla norma che disciplina la compensazione automatica dei crediti professionali con i debiti fiscali, risultato che testimonia come le forti criticità da ultimo segnalate dal Movimento Forense non potessero essere ignorate. Si tratta di un primo, importante passo avanti, ma non ancora sufficiente a dissipare le ombre che continuano a gravare su una previsione normativa profondamente problematica.
La norma, pur emendata, resta mal congegnata sotto il profilo strutturale e operativo. L’esperienza quotidiana dimostra come il sistema della riscossione sia tutt’altro che esente da errori: cartelle annullate o sospese, intimazioni fondate su ruoli duplicati, importi già rateizzati o oggetto di contenzioso sono purtroppo una realtà diffusa e documentata. In questo contesto, l’automatismo della compensazione rischia di tradursi in una indebita sottrazione del compenso professionale, o di una sua parte, a fronte di pretese che, come spesso accade, risultano successivamente infondate.
La criticità principale resta quella della tempistica. Una norma di questo impatto non può essere resa immediatamente operativa senza un adeguato periodo di latenza. L’avvio immediato delle compensazioni automatiche espone gli avvocati al rischio di subire trattenute senza alcuna possibilità di difesa preventiva, anche in presenza di debiti non dovuti, contestati o già oggetto di sospensione. Si tratta di una compressione inaccettabile del diritto al compenso e delle garanzie minime di tutela procedimentale.
Movimento Forense ritiene inoltre imprescindibile l’introduzione di un limite alla compensazione, sia esso percentuale o fisso, al fine di evitare effetti sproporzionati e penalizzanti che incidono direttamente sulla sostenibilità economica dell’esercizio della professione forense.
L’operatività immediata della norma, così come oggi concepita, rischia inoltre di precludere quei necessari assestamenti applicativi che solo il tempo e un confronto serio con l’Avvocatura possono garantire. Per tali ragioni, riteniamo corretto e doveroso postergarne l’entrata in vigore almeno al 2027.
Movimento Forense continuerà a vigilare e a sollecitare ulteriori interventi correttivi, affinché una norma che incide in modo così diretto sui diritti dei professionisti non si trasformi in uno strumento ingiusto e penalizzante, ma sia invece improntata a criteri di equità, ragionevolezza e rispetto della dignità dell’Avvocatura.



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