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Incarichi pubblici agli avvocati e patrocinio a spese dello stato. MF: La Manovra di bilancio indebolisce il diritto di difesa

  • 15 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Movimento Forense, facendo seguito alla propria nota del 14 ottobre 2025, ribadisce la forte preoccupazione per quanto previsto dall’art. 129, comma 10, del Disegno di Legge di Bilancio 2025, che della regolarità fiscale e contributiva del professionista, nonché per l’emendamento n. 129.85 che introduce la sospensione automatica del pagamento dei compensi agli avvocati — inclusi quelli relativi al patrocinio a spese dello Stato — in presenza di presunte irregolarità fiscali o contributive.


Si tratta di una misura rigida e indiscriminata che interviene su un settore già strutturalmente in sofferenza, incidendo direttamente sull’esercizio del diritto di difesa e sull’effettiva operatività dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato. Il rischio concreto è una drastica riduzione del numero degli avvocati disponibili ad assumere incarichi garantiti dallo Stato, con un impatto immediato sui cittadini economicamente più fragili. Altrettanta preoccupazione, poi, desta la pretesa di subordinare il conferimento di incarichi di natura pubblica e la liquidazione dei compensi derivanti dal Patrocinio a Spese dello Stato alla regolarità contributiva degli avvocati: si tratta di un requisito che mai prima d’ora era stato previsto in questi ambiti e che appare tanto più problematico se si considera che le Casse Forensi sono enti di diritto privato, dotati di autonomia normativa, gestionale e patrimoniale. L’introduzione di un simile presupposto finirebbe per determinare una ingerenza diretta dello Stato in rapporti giuridici di natura privatistica, estranei tanto al procedimento di conferimento dell’incarico quanto al processo di liquidazione giudiziale dei compensi. In tal modo, inoltre, il Legislatore statale si attribuirebbe un potere di condizionamento indiretto su obbligazioni che attengono al rapporto tra il professionista e il proprio ente previdenziale, alterando l’equilibrio istituzionale che da sempre governa l’autonomia dell’Avvocatura organizzata.


Sul piano sistematico, dunque, la previsione appare altresì sproporzionata e incoerente, poiché utilizza lo strumento del blocco dei compensi — e quindi della compressione dell’attività professionale — come leva per perseguire finalità estranee alla funzione dell’incarico pubblico o del patrocinio. Il risultato è una confusione tra piani distinti: quello previdenziale, che ha proprie regole e propri strumenti di tutela, e quello dell’esercizio del diritto di difesa, che non può essere subordinato a condizioni ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge processuale.


Particolarmente grave, infine, è l’estensione di tale logica al Patrocinio a Spese dello Stato, il quale non è una prestazione resa alla Pubblica Amministrazione, né un rapporto contrattuale con lo Stato. È, al contrario, uno strumento di garanzia dei diritti fondamentali con cui l’avvocato rende effettivo il diritto di difesa del cittadino in attuazione di una previsione di legge e di un principio costituzionale. Il compenso dell’avvocato nasce per legge ed è liquidato da un giudice e, pertanto, subordinare il pagamento a condizioni estranee al processo significa snaturare l’istituto e trasformare un diritto certo in un pagamento incerto e condizionato. Già nella presa di posizione dello scorso ottobre, il Movimento Forense aveva evidenziato come il ricorso a meccanismi automatici e punitivi, fondati anche su irregolarità meramente contestate o non definitive, non produca alcun miglioramento dell’efficienza del sistema giustizia. Al contrario, tali meccanismi generano effetti distorsivi, privando i professionisti delle risorse necessarie anche per far fronte alle stesse esposizioni fiscali.


L’estensione di queste logiche ai compensi a carico dello Stato, in un contesto già segnato da reiterati ritardi nei pagamenti e da recenti censure in sede europea, rischia di paralizzare un presidio essenziale di tutela dei diritti fondamentali. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiarito che l’accesso alla giustizia deve essere effettivo e non solo formale: indebolire il patrocinio a spese dello Stato va in direzione opposta.


Il Movimento Forense chiede pertanto alle forze politiche un atto di responsabilità: respingere l’emendamento n. 129.85 ed escludere espressamente il patrocinio a spese dello Stato dall’ambito applicativo dell’art. 129, comma 10, del DDL di Bilancio e da ogni altra questione che possa costituire un aggravio per gli avvocati e una limitazione del diritto di difesa. Al contempo, rinnova l’invito al Legislatore ad aprire un confronto serio e preventivo con l’Avvocatura, per individuare soluzioni equilibrate che coniughino il doveroso rispetto degli obblighi fiscali con la salvaguardia del diritto di difesa e della funzione costituzionale dell’avvocato.


Avv. Elisa Demma

Presidente Nazionale Movimento Forense



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