UFFICIO PER IL PROCESSO:OCCORRE RISOLVERE LA QUESTIONE DELL’INCOMPATIBILITÀ DEGLI AVVOCATI

Le recenti leggi delega per la riforma della Giustizia civile e penale hanno previsto anche la definizione delle numerose mansioni che saranno affidate ai componenti del “nuovo” Ufficio per il processo.

Al contrario di quanto si riteneva in precedenza, non verranno riservate loro soltanto funzioni di supporto ai magistrati per studio, approfondimento e predisposizione di bozze di provvedimenti giudiziali, ma essi saranno altresì onerati da compiti di supporto alla verbalizzazione, di cooperazione a progetti organizzativi per incrementare la capacità produttiva dell’ufficio, abbattere l’arretrato e favorire l’uso di strumenti informatici, nonché da ulteriori compiti di coordinamento tra l’attività dei magistrati e quella dei cancellieri, di catalogazione di precedenti giudiziali e di analisi dei flussi di lavoro.

Tale rinnovato assetto di dinamiche e di “ruoli” nel contesto processuale è particolarmente delicato, in quanto si attribuiscono, di fatto, a neoassunti mansioni che sarebbero di competenza del personale amministrativo: oltre a porsi un tema serio di prospettiva, legato alla durata limitata dei relativi contratti (con rischio di disperdere le competenze acquisite), emergono evidenti problematiche connesse a possibili condizioni di incompatibilità e conflitto di interessi per gli avvocati, che potrebbero verificarsi molto frequentemente.

L’ipotesi riguarda, in particolare, quei componenti dell’Ufficio per il processo che fossero anche patrocinatori in cause pendenti dinanzi ai medesimi uffici giudiziari, ove svolgessero, tra le altre, anche attività strettamente legate alla definizione dei procedimenti: ciò potrebbe ledere, peraltro, anche i principi di indipendenza e autonomia previsti dalla legge professionale e dalla deontologia, oltre che determinare situazioni di concorrenza sleale.

Pertanto, fermo restando che le funzioni organizzative e non estemporanee dovrebbero essere assegnate a personale che non abbia un contratto a termine, in modo da rendere stabile la nuova modalità di lavoro, il Movimento Forense chiede che - con una norma specifica e comunque in sede di emanazione dei decreti attuativi - vengano introdotte adeguate misure a garanzia dell’equità dei processi, prevedendo eventualmente la sospensione dall’esercizio della professione forense (o, al più, una forma di incompatibilità territoriale analoga a quella dei Giudici Onorari) per gli avvocati vincitori del concorso, salvaguardando nel contempo anche i princìpi di indipendenza e terzietà dei giudici.


Milano, 21 gennaio 2022

Il Presidente

Antonino La Lumia