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#MOVIMENTOFORENSE: IL CONGRESSO E’ FINITO, IL CONGRESSO NON C’E’ MAI STATO.

Siamo tornati a casa dalla gita capitolina e ci chiediamo cos’è successo. Eravamo dubbiosi che il congresso avrebbe avuto le sembianze di un luogo di incontro e dialogo dell’avvocatura, lo abbiamo scritto. E pare non sia piaciuto, perché certe verità, per alcuni, non si possono nemmeno pensare. Meno ancora pubblicare.

Ad ogni buon conto ci siamo sbagliati:
Il congresso non c’è nemmeno mai stato.

Convocandoci per una sessione congressuale, ci hanno portato ad un #megaconvegno dove professori, nomenklatura e #politici si raccontavano il loro punto di vista sullo stato della #Giustizia, per come da loro immaginata.

Gli avvocati convocati dovevano solo ascoltare.

Temevamo un congresso di Vienna (https://it.wikipedia.org/wiki/Congresso_di_Vienna), icona dell’approccio reazionario, che volesse simulare l’inesistenza della sentenza delle sezioni unite per retrodatare il censimento dell’avvocatura italiana.

Ma hanno invece scelto la strada più breve: questi ultimi 4 mesi non esistono proprio e bastava far passare sul palcoscenico per qualche ora gli “immortali” protagonisti della scena politica dell’avvocatura. Discorsi, foto e video come da prassi per conservarne il ricordo sulla scrivania e pubblicare quanto di occorrenza sui social.

Soprattutto si è ben evitato che qualche voce di dissenso potesse farsi sentire a rovinare l’idillio, adeguatamente sopprimendo a priori ogni possibile fonte di intervento non programmato.

Quello che conta è la tutela della voce unica. Anche quando cerca di far #acclamare d’imperio #mozioni che non si vogliono acclamare, ma solo votare e approvare.

Insomma, gli #imbarazzi, se li cerchi, li trovi.

E così, basta che i possibili dissensi si affaccino in sala e subito ci si ricorda con disagio i giudizi pendenti, l’incombere della Consulta, i rischi delle sospensive al TAR, le possibili ordinanze ex art. 700.

Allora, improvvisamente, resuscitiamo pure il vecchio regolamento dei lavori congressuali dell’#OUA per declassare un pò di mozioni a #raccomandazioni e limitare le presentazioni dal pulpito ai pochi graditi.
Per conferma basta guardare qui all’art. 10: http://www.oua.it/wp-content/uploads/2016/02/Regolamento-Lavori-Congressuali1.doc e confrontarlo con l’art. 3 punto 12 del nuovo statuto congressuale: https://www.organismocongressualeforense.news/wp-content/uploads/2018/01/STATUTO-OCF.pdf.

Peccato che il nuovo statuto congressuale prescriva altro, ma taluni hanno una naturale predisposizione per ritenere le regole applicabili solo agli altri.

Forse per questo, basta alzare il dito e segnalare qualche “dubbio” che mal si viene sopportati, come se si fosse davvero degli irriducibili sandinisti (https://it.wikipedia.org/wiki/Sandinismo).

Per fortuna siamo convinti che ci sia per tutti un Giudice a Berlino (https://www.italiaoggi.it/archivio/la-storia-del-giudice-a-berlino-1891091).

Il Direttivo Nazionale del #MovimentoForense

PS. Nel timore che i richiami storici di quanto già raccontato potessero essere fraintesi, stavolta - per i distratti e permalosi - mettiamo anche i link per una facile consultazione in verifica dei riferimenti semantici.


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