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ARRIVA L’INIQUO COMPENSO

Mercoledì 25 ottobre 2017, in Commissione Giustizia, è passato il DDL sul "cosiddetto" equo compenso degli avvocati.
Beh, non è equo e vi è dubbio che ci sia pure #compenso.

I limiti al contraente forte non esistono più e quasi tutte le clausole, salvo 2, non sono ritenute vessatorie se sono oggetto di trattativa e specifica approvazione.

Quindi, in altre parole, se sei un avvocato e firmi con un contraente forte un incarico con un compenso iniquo, questo smette di essere iniquo perchè hai firmato: insomma, in sede di mandato, possono farti sottoscrivere di tutto, anche la restituzione delle spese legali che ti sei guadagnato con la vittoria del giudizio, in conformità a espressa previsione di legge.

La dimostrazione dell’ #Iniquocompenso la troviamo proprio nel punto g) del testo normativo, ovvero nella possibilità che banche ed assicurazioni possano guadagnare direttamente sulla condanna alle spese legali, pagando l'avvocato solo in base alla convenzione. (es. condanna al rimborso delle spese legali pari a €. 5.000 oltre oneri, l'avvocato prenderebbe solo €. 1.500 in caso di convenzione a questa somma ed il resto sarebbe il guadagno del "cliente forte”).

Se ciò non bastasse, nel testo incriminato è prevista anche la rinunciabilità al rimborso delle spese o l’accollo della loro anticipazione a carico dell’avvocato, oltre a consentire il pagamento a termini superiori ai 60 giorni. #BASTALAFIRMA.

Di peggio non si poteva aggiungere.
Manca, invece, ogni tutela verso la PA, che molto spesso è uno dei peggiori clienti degli avvocati (paga poco e con ritardi di anni).

Risulta che il CNF (secondo il relatore Beretta - PD - ed il sito de "Il Dubbio") si sia detto addirittura favorevole a questa modifica.

Secondo il comunicato apparso sulla, testata on line del CNF, soggetto apicale dell’avvocatura (pagato da noi), la negoziabilità della clausola vessatoria sarebbe persino un vantaggio, non un problema:

“Un’integrazione dell’articolo 2 precisa che il carattere vessatorio di una clausola non potrà essere invocato solo se, oltre alla già prevista «specifica trattativa», vi sia stata anche la specifica «approvazione» dell’avvocato. Un elemento che rafforza la tutela della professione forense nei confronti di banche, assicurazioni e grandi imprese e la ricollega ancora una volta alle norme sul consumo: è in quest’ultimo ambito infatti che le clausole vessatorie, per non essere soggette a nullità, vanno sottoscritte in modo specifico e separato dal resto del contratto.”

Peccato che questo significhi esporre ogni avvocato al prendere o lasciare del cliente importante, che detterà le sue regole capestro senza che nulla possa essergli opposto.

MA COSA SCRIVETE?

Invece di dare maggior tutela agli avvocati si viene così a legittimare la loro definitiva subordinazione in sede di conferimento dell’incarico. Insomma, l’esatto opposto di quello che si chiedeva in molti precedenti disegni di legge (ben 7) e da parte di voci importanti dell’avvocatura.

Non si riesce quindi a comprendere (ANZI SI ...) quale interesse ci sia a far sostenere una norma che - anziché tutelare - vanifica, di fatto, il principio del diritto al giusto ed equo compenso del lavoro professionale.

Eppure anche gli avvocati avrebbero DIRITTO a veder pagato il loro lavoro.

E' utile ricordare che nel corso dell’ultimo Congresso di Rimini
si andava proprio in direzione contraria: la mozione presentata dal Movimento Forense e accolta come raccomandazione chiede di approvare una modifica del Codice Civile dove l’equo compenso non è lasciato alla libertà di negoziazione, come già appunto accade per tutela del contraente debole nel codice del consumo.

La mozione, presentata e sostenuta da #MF, la trovate qui: http://www.congressoforenserimini.it/wp-content/uploads/2016/10/Mozioni-21-36.pdf).

Il Movimento Forense non era il solo a portare avanti questa battaglia: di pari significato erano anche le altre due raccomandazioni presentate dagli Ordini di Napoli e Milano (oltre trentamila avvocati).

Da ultimo, ricordiamo che esiste anche un conforme precedente deliberato dall'assemblea Congressuale di Venezia del 2014.

CHE LI FACCIAMO A FARE I CONGRESSI ?

A conferma dell’erroneità della scelta del legislatore è intervenuto anche l’Organismo Congressuale Forense, attuatore delle decisioni del Congresso, che ha definito questo Ddl un “brutto imbroglio” senza alcuna capacità di migliorare la vita degli avvocati, anzi. Ma purtroppo conosciamo bene l'inconsistenza dell'azione politica di questo organismo.

Pare difficile credere che si possa chinare il capo ancora una volta, ma sta succedendo !

Ora, pensateci e fatevi due conti, fra pochi mesi ci saranno le elezioni politiche e poi si votera' per scegliere i delegati al Congresso Nazionale Forense.

SVEGLIA AVVOCATI!

MOVIMENTO FORENSE

Alberto Vigani
(il responsabile ufficio legislativo MF)

Massimiliano Cesali
(il presidente MF)


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