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Rassegna Di Giurisprudenza

DIRITTO BANCARIO - ORDINANZA DEL TRIBUNALE DI TORINO - 23 DICEMBRE 2015

Last update on 29 gennaio 2016.

DIRITTO BANCARIO - ORDINANZA DEL TRIBUNALE DI TORINO - 23 DICEMBRE 2015

Milano, 29.01.2016 - Con l’ordinanza in commento, il Tribunale di Torino si è pronunciato nell’ambito di una controversia relativa ad alcuni rapporti bancari (nella specie si trattava di conti correnti), fissando alcuni fondamentali criteri per l’espletamento di una corretta ctu contabile.

In primo luogo, conformemente al tradizionale orientamento della giurisprudenza, è stato ribadito il principio secondo cui - in caso di azione contro il cliente - grava sulla Banca l’onere di produrre in giudizio tutti gli estratti conto integrali e sin dall’apertura del relativo rapporto, non potendo quest’ultima opporre l’eliminazione della documentazione anteriore al decennio (Cass. n. 18541/2013).

Da ciò discende che, in assenza di continuità degli estratti conto, si dovrà procedere all’analisi tecnica partendo dal c.d. “saldo zero” a far data dal primo documento contabile disponibile.

In secondo luogo, la Banca non può limitarsi ad eccepire la prescrizione dell’azione di ripetizione, senza  indicare specificamente le rimesse solutorie, posto che, per costante giurisprudenza, le stesse si presumono  di natura ripristinatoria (tra le più recenti: C. Appello Bari, 1543/2015).

Pronunciandosi inoltre in tema di anatocismo, il Tribunale di Torino riprende e riafferma in maniera perentoria che la capitalizzazione trimestrale degli interessi può considerarsi legittima - dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000 - soltanto qualora l’Istituto di Credito dimostri di aver ottemperato alla suddetta delibera, provvedendo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e, altresì, fornendo comunicazione scritta al correntista dell’applicazione di tale metodologia di determinazione degli interessi.

In assenza di tali requisiti, l’anatocismo dovrà essere eliminato in quanto illegittimo e il “ctu dovrà pertanto ricalcolare gli interessi fino a tale data al tasso minimo bot”, così come - in mancanza di una espressa e specifica pattuizione scritta - dovranno essere eliminati gli importi applicati a titolo di c.m.s.

Il provvedimento in esame risulta di indubbia rilevanza anche in relazione all’analisi svolta in tema di usura   bancaria e, in particolare, sulla dibattuta questione relativa alla esatta identificazione delle voci di calcolo necessarie per  la determinazione del TEG, rilevante ai fini del c.d. Tasso-soglia.

Con un’argomentazione logica e condivisibile, in quanto pienamente aderente al disposto normativo, il Giudice torinese ha affermato che: “la sussistenza dell’usura deve essere verificata solo a partire dall’entrata in vigore della L. 7 marzo 1996 n. 108”, ovverosia come sancito dall’art.644, comma 4, tenendo conto “delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

E’ stato sottolineato il principio, già noto alla giurisprudenza di legittimità, secondo cui: “la commissione di massimo scoperto rientra indubbiamente tra gli addebiti necessari al calcolo del Teg, trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito…“ (Cass. penale 12028/2010, Cass. 46664/2011): in tale prospettiva, il Tribunale ha ritenuto errato (e dunque non applicabile) il contenuto delle circolari della Banca d’Italia nella parte in cui non tiene conto della suddetta voce per la rilevazione del tasso usurario.

La formula adottata dalla Banca D’Italia” - evidenzia in questi precisi termini il giudice - “è contra legem e non può essere utilizzata” […] “occorre quindi provvedere a ricalcolare il tasso effettivo medio globale (TEGM), sulla base dei dati esistenti sul sito internet della Banca D’Italia, o in difetto richiedendo a quest’ultima i dati necessari, secondo i criteri previsti dalla legge n. 108/1996….. questo tasso dovrà poi essere confrontato con il Teg applicato dalla Banca.”

In conclusione, tali assunti confermano ancora una volta l’assoluta irrilevanza giuridica e quindi  l’inutilizzabilità delle Istruzioni, delle circolari e direttive emesse dalla Banca d’Italia sulla rilevazione del Teg, qualora siano contra legem: non possono, pertanto, essere considerate vincolanti nei confronti delle stesse Banche (che, essendo operatori professionali nel settore finanziario, non possono dunque schermarsi dietro la mera applicazione delle stesse, senza alcuna verifica critica) e, a maggior ragione, non possono limitare le decisioni dell’autorità giudiziaria.

Dott.ssa Valentina Di Palermo                                                                                                                                                                                             Avv. Antonino La Lumia 


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