Politica Forense

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QUALE POLITICA PER L'AVVOCATURA?

Roma, 08 Dicembre 2015 - La Conferenza Nazionale dell'Avvocatura di Torino ha avuto come titolo “imprese, cittadini ed avvocati un’alleanza per il rilancio dell’Italia ed un nuovo governo della giustizia”, argomento attuale ed importante per il futuro della nostra professione.

 

E’ fondamentale aprirci finalmente al confronto con i cittadini e con le imprese, ma anche con le altre professioni: commercialisti, notai, consulenti del lavoro (possibilmente senza scadere nell'insulto), professioni queste che stanno sottraendo man mano competenze all'avvocatura attraverso una corsa al ribasso dei prezzi.

 

Gli avvocati sono la cartilagine tra la giustizia, i cittadini e le imprese; con questi soggetti - insieme alla magistratura - dobbiamo individuare le SOLUZIONI in tema di riforma della giustizia, soprattutto quella CIVILE.

 

Una giustizia funzionante contribuirebbe a far ripartire  il nostro Paese ma occorre creare una vera e propria UNITA’ DI CRISI, quindi: DURATA DEI PROCESSI, RITO UNICO (in linea con la scelta del PCT), SOLUZIONI REALMENTE ALTERNATIVE alla GIURISDIZIONE CON GLI AVVOCATI PROTAGONISTI in particolare nella scelta dei diritti "arbitrabili e negoziabili".

 

Ed ancora, occorre offrire SOLUZIONI IN TEMA di RIVISITAZIONE delle Corti di Appello al fine di non commettere gli errori del passato, di quando l'avvocatura, nonostante le proposte, subì la riforma della geografia giudiziaria.

 

In questo contesto occorre cambiare paradigma.

I cittadini sono rappresentati dalla POLITICA, le imprese hanno le proprie rappresentanze riconosciute: CONFINDUSTRIA e RETEIMPRESE (pmi).

 

In questo momento in cui il governo tende a saltare i CORPI INTERMEDI, da chi sarà rappresentata l’avvocatura?

 

Riusciremo ad esprimere una UNICA VOCE come, peraltro, aveva chiesto il Ministro Orlando nel corso dell’applauditissimo intervento di Venezia?

Chi individuerà i TEMI POLITICI nel confronto con la politica e con le imprese?

 

Chi SOTTOSCRIVERA’ il patto per il nuovo Governo della Giustizia?

 

Chi RIVENDICHERA’ stavolta il ruolo di interlocutore ?

 

- Il Cnf, che ora si articola anche con l'Agorà;

- La famigerata Federordini; 

- Il Coordinamento degli Ordini e delle Unioni Distrettuali che in modo singolare ha chiesto audizione al Ministro sul regolamento elettorale;

- I "grandi Ordini" che sovente delegittimano le Istituzioni che loro stessi hanno contribuito a formare;

- Le Associazioni maggiormente rappresentative;

- Le Unioni delle Camere PENALI, CIVILI etc etc ...

 

Tutte realtà che di volta in volta hanno rivendicato un RUOLO di rappresentanza.

 

Ovvero, a rappresentare l'Avvocatura in questo momento delicato potrà essere l'OUA, l'ORGANISMO POLITICO, emanazione del Congresso (previsto per legge) a cui alcune associazioni maggiormente rappresentative, alcuni Ordini od Unioni si permettono di “NON ADERIRE” come se la rappresentanza politica fosse una bocciofila; salvo poi questi soggetti fare la FILA per il pass a via Arenula e rivendicare il diritto alla parola in sede Congressuale. 

 

Ebbene a tal proposito, oltre agli interessantissimi focus, nel corso della Conferenza avremmo dovuto affrontare proprio il tema della rappresentatività, confrontarci e riaprire il TAVOLO sull’art. 39 della Legge Professionale, come Napoli, chiuso troppo in fretta dopo Venezia a seguito della sconfitta della parte quotista.

 

La soluzione offerta è quella di allargare la partecipazione degli avvocati nella scelta diretta della governance politica, l’individuazione sin da subito di un programma e di un premier dell’avvocatura con #1avvocato1voto, per DARE FORZA ALLA RAPPRESENTANZA POLITICA UNA FORZA CHE SERVE:

 

- a far trovare un PUNTO DI EQUILIBRIO TRA GOVERNO E MAGISTRATURA in questo momento di forte frizione tra loro. Magistratura e Governo, che fino ad ora hanno sempre IGNORATO colpevolmente l’avvocatura, ed invece, ora tentano di coinvolgerla per rafforzare le proprie posizioni;

 

- ad INCIDERE NEL FUTURO dei GIOVANI avvocati che ormai non hanno nemmeno piu’ una categoria a se stante tanto sono confusi in quella più ampia E TRASVERSALE A LIVELLO ANAGRAFICO delle colleghe e dei colleghi di qualsiasi eta’ che non ce la fanno più.

 

E, quindi, con questa rappresentanza forte, si devono AFFRONTARE I TEMI:

 

- delle SPECIALIZZAZIONI, fintamente facoltative, che hanno frammentato il campo civile e che – a meno di molteplici incarichi conferiti ogni anno - si possono conseguire solo con costosi corsi di formazione che penalizzeranno sempre gli stessi: i giovani avvocati e chi è in difficoltà, altro che RISOLLEVARE LE SORTI DELL’AVVOCATURA.

 

Per questo non ho condiviso il modo trionfalistico con cui i colleghi penalisti hanno accolto il regolamento quasi a rappresentare una avvocatura di serie A e di serie B, mentre la nostra categoria è UNA, occorre fare blocco e fare proposte migliorative, magari CONSENTENDO UNA FORMAZIONE per le specializzazioni GRATUITA in modo da consentire a chi vuole EMERGERE di giocarsi la partita.

 

- DDL CONCORRENZA ed in particolare il socio di capitali nelle società tra professionisti. Conosciamo ormai le posizioni di CONTRARIETA’ dell’oua e, pare, del CNF; nonostante cio’ la politica va avanti, senza ascoltare le massime istituzioni forensi.

 

Occorre contrastare questo disegno spiegando alla politica chi sono gli avvocati che rappresentiamo

 

- I grandi studi, le Law firm

-  quellaTradizionale/borghese

- Quella che ogni giorno si inventa.

 

Ebbene il socio di capitali coinvolgerebbe meno del 5% dei 250mila avvocati, MENTRE INTERESSA il 100% delle banche, delle assicurazioni e dell' industria.

 

Trovo ABERRANTE giustificare, come ho sentito, il socio di capitali perche "peggio di così non può andare" e trovo PROVINCIALE giustificarlo con "ce lo chiede l’Europa". Gli altri paesi europei non hanno 250 mila avvocati e soprattutto non hanno una università che rende l’avvocatura l’ammortizzatore sociale dei laureati in giurisprudenza.

 

Il MOVIMENTO FORENSE ha scelto sin dal 2007 di sostenere responsabilmente gli Organismi di rappresentanza dell’avvocatura, criticandoli quando occorre (sempre piu' spesso) ma seguendo il percorso istituzionale per proporre le proprie idee, e grazie a cio' gli argomenti trattati da MF sono all’ordine del giorno, in particolare:

 

 - il DDL avente ad oggetto la COMPENSAZIONE dei crediti scaturenti dal gratuito patrocinio con i debiti nei confronti dello stato, stante il fatto che 1/3 dei cittadini italiani avrebbe i requisiti per l’accesso;

 

- la proposta di ESENZIONE DALLE SPESE PER RECUPERO CREDITI degli AVVOCATI alla stregua dei lavoratori dipendenti; 

 

Ed ancora, c’è una battaglia che L’AVVOCATURA UNITA’, seriamente non solo con l’ashtag,  DEVE AFFRONTARE, una battaglia non solo di civiltà ma, mi permetto di sottolineare, di dignità per gli avvocati: la REINTRODUZIONE DELL’OBBLIGO DEI MINIMI TARIFFARI (O DEI PARAMETRI), quantomeno nella contrattazione dei compensi con i grandi gruppi.

 

NON DOBBIAMO SVENDERE LA NOSTRA PROFESSIONALITA’.

 

Ed ancora, una avvocatura forte ed unita deve essere protagonista nell’affrontare l’attuale emergenza in tema di terrorismo e legittima difesa, attraverso la riscrittura di norme che contemperino le esigenze di sicurezza con quelle della libertà individuale.

 

In conclusione,: sostenere e dare forza alle ISTITUZIONI E’ LA SOLUZIONE meno populista ma rappresenta LA NORMALITA’, E SPESSO LA NORMALITA’ E’ LA VERA RIVOLUZIONE.

 

Un caro saluto.

Movimento Forense

Massimiliano Cesali


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