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LA CESSIONE DEI CREDITI NEI CONFRONTI DELLA P.A E LA DISCIPLINA DI CUI ALL’ART. 48 BIS DPR 602/73

Roma, 10 giugno 2015. Com’è noto, l’art. 48 del DPR 602/73 e ss. mm. prevede che le Amministrazioni Pubbliche e le Società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare il pagamento di un importo superiore ad € 10.000,00, debbano verificare previamente se il beneficiario risulti inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle.

Nello specifico quindi il riferimento è operato alla figura del “beneficiario.”

In tale ottica si inserisce il correlativo parallelo su analoghe verifiche da effettuarsi in favore del beneficiario quale cessionario di crediti nei confronti della PA.

Come noto, dette cessioni soggiacciono ad una disciplina derogatoria rispetto al principio della libera cessione dei crediti ex art. 1264 c.c.

In particolare, sono disciplinate dal Regio Decreto 2440/23, cui sono state apportate significative modifiche soltanto con il  D.Lgs 163/06.

Essenzialmente, la citata norma – all’art. 69 – prevede che la cessione dei crediti vantati nei confronti della PA debba avvenire tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata,  notificata alla PA ceduta.

l successivo articolo 70 disciplina l’ipotesi della cessione dei contratti c.d  in corso (cfr art 117 Codice Appalti) prevedendo che con un solo atto non si possano colpire, cedere, delegare crediti verso Amministrazioni diverse.

Come vedremo, il diverso regime sotteso agli articoli 69 e 70 incide in maniera significativa sulla verifica ex art. 48 bis cit e sulla conseguente esigibilità del credito.

Elemento di discrimine è la vigenza del rapporto contrattuale da cui derivano i crediti ceduti.

In tale senso, l’intervento giurisprudenziale della SC (ex pluribus, Cass Civ  2209/2007; Cass. Civile n. 30044/08), nello specifico motivatamente condiviso dal Tribunale di Roma, porta a ritenere che laddove il contratto abbia cessato i propri effetti ovvero debba ritenersi concluso la disciplina applicabile è unicamente quella prevista dall’art. 69 RD citato e dall’art. 1264 c.c.

Ciò significa che l’efficacia della cessione nei confronti del debitore ceduto postula le esclusivamente la notificazione dell’atto nelle forme ad substantiam richieste.

Viceversa, ex art. 70 RD, - ove il soggetto ceduto sia una PA ed i contratti siano tutt’ora in corso -, è necessaria l’ulteriore accettazione da parte della P.A. ceduta (ex art. 117 D.Lgs 163/06).

Il diverso regime normativo ha efficacia dirimente ai fini del’applicazione del’art. 48 bis citato.

Nello specifico, nelle prime applicazioni interpretative e nelle ipotesi di cessione dei crediti nei confronti della PA, si riteneva necessario svolgere la verifica ex art. 48 bis sia nei confronti dell’originario cedente sia nei confronti del cessionario, in effetti unico beneficiario.

Questa prima interpretazione, però, è stata oggetto di forti critiche, sensibilmente recepite anche dallo stesso Tribunale di Roma, posto che – a distanza di anni dalla intervenuta cessione – la PA effettuava verifiche sull’attualità di segnalazioni in capo al cedente, comunque successive rispetto al momento della cessione, denegando ogni forma di pagamento in favore dei beneficiario / cessionario.

Soltanto l’evoluzione giurisprudenziale in materia ha da ultimo consigliato che – in casi di specie – al momento della notifica della cessione, la PA richiesta dell’accettazione provveda ad effettuare ex art. 117 D.Lgs 163/06 immediata verifica sul cedente e, quindi, al momento del pagamento limitarsi ad effettuare analoga verifica esclusivamente nei confronti del cessionario (Trib. Roma sent n. 543/13.).

Ovviamente, l’immediata verifica nei confronti del cedente e – nella ipotesi di riscontrata sua inadempienza – comporterà l’inopponibilità alla PA ceduta del contratto di cessione del credito.

Diversa sorte sembra spettare all’ipotesi di cessione di contratto scaduto, ex art. 69 RD citato.

Premesso che appare in giurisprudenza acquisito il principio in forza del quale, per i contratti scaduti, non è necessaria alcuna accettazione da parte della PA (neanche tacita, ex art. 117 D.Lgs 163/06) – la sola notifica della cessione nelle forme ad substantiam richieste ex art. 69 RD comporta il perfezionarsi dell’atto di cessione stesso e la sua opponibilità alla PA ceduta.

È evidente che, in questi casi residuali - ancorché ad oggi non codificati in espresse disposizioni normative o in circolari interpretative della PA ceduta – ogni e qualsiasi verifica ex art. 48 bis non potrà che retrocedere alla data di avvenuta notifica della cessione; dovendosi pertanto ritenere il cessionario/beneficiario avente diritto al pagamento dei crediti ancorché in presenza di sopravvenute inadempienze fiscali del cedente.

De resto, diversamente opinando ed in considerazione del ritardo patologico con cui la PA adempie ai propri pagamenti, lo stesso istituto della cessione del credito verrebbe di fatto posto nel nulla; potendo la PA eseguire controlli a distanza di anni dalla notifica, vieppiù su cedenti che, avendo monetizzato il proprio credito con la cessione, hanno perso ogni interesse alla gestione oculata della propria attività (con evidenti e non sottovalutabili  risvolti in ordine alla garanzia della cessione).

 Avv.ti Giovanni Malatesta e Giulia Schininà


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