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PREVIDENZA FORENSE - LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO FORENSE

Roma - Brescia, 24 dicembre 2014. Come alcuni di voi sapranno, il Movimento Forense ha pubblicato un VADEMECUM IN MATERIA DI PREVIDENZA FORENSE, in cui sono spiegati gli obblighi contributivi e le prestazioni previdenziali (scaricabile cliccando sul link qui di seguito: http://www.movimentoforense.it/redazione/2014/09/29/il-vademecum-sulla-previdenza-forense-della-sezione-di-brescia-del-movimento-forense/ )

Come già allora avevamo indicato, la questione di fondo che si pone è la seguente:

Quale previdenza vogliamo per la nostra categoria?

Quale previdenza possiamo permetterci?

 

Il Movimento Forense ha raccolto un programma di PROPOSTE SULLA PREVIDENZA FORENSE, informato ai seguenti PRINCIPI CARDINE:

-      gli obblighi contributivi devono essere sostenibili per il contribuente

-      le prestazioni previdenziali devono rispettare un principio di equita’

-      diritti per tutti, privilegi per nessuno

 

Ed ecco, dunque, le

PROPOSTE DEL MOVIMENTO FORENSE IN MATERIA DI PREVIDENZA FORENSE

 

1) OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALLA CASSA FORENSE, MA PER TUTTI ED EFFETTIVO!

Se deve esserci obbligo di iscrizione alla cassa forense, esso dovrebbe valere per tutti gli avvocati iscritti agli albi, inclusi gli avvocati iscritti ad albo speciale (dipendenti di enti pubblici) ed Avvocatura dello Stato. Questo peraltro porterebbe nuove e rilevanti risorse alla Cassa Forense

 

2) I CONTRIBUTI DEVONO ESSERE PROPORZIONALI AL REDDITO!

Per la determinazione dell’ammontare dei contributi previdenziali, è necessario seguire il criterio di proporzionalità rispetto al reddito (come del resto anche suggerito dal Ministero del Lavoro e Previdenza sociale). Nella valutazione dell’imponibile contributivo dovranno essere valutate forme di riduzione degli oneri in ragione di motivi rilevanti in grado di incidere sul reddito (es. figli-familiari a carico).

 

3) LA PENSIONE CONTRIBUTIVA DEVE ESSERE CALCOLATA COMPUTANDO ANCHE TUTTO/PARTE DEL CONTRIBUTO INTEGRATIVO!

Attualmente il contributo integrativo non è computato nel montante contributivo, il che francamente non è accettabile. Si propone, dunque, che nel montante contributivo della pensione contributiva venga incluso (anche) tutto/parte del contributo integrativo.

E data l’assoluta esiguità ed insufficienza delle prestazioni assistenziali (tant’è che i contribuenti sono chiamati a stipulare polizze integrative e polizze per gli infortuni sul lavoro), laddove non si provveda ad una adeguata riforma in materia con ampliamento delle tutele, pare doveroso che almeno il 50% del contributo integrativo concorra a formare montante utile per il calcolo pensionistico.

 

4) IL TRATTAMENTO INTEGRATIVO AL MINIMO E’ UNA TUTELA CHE DEVE ESSERE GARANTITA A TUTTI!

Attualmente è previsto che solo coloro che hanno il diritto a pensione di vecchiaia RETRIBUTIVA, possano fruire di un trattamento integrativo al minimo fino a circa € 30.000= (art. 5 Regolamento Prestazioni Previdenziali).

Da tale trattamento sono esclusi, per legge, tutti coloro che sono/saranno titolari di pensione CONTRIBUTIVA, i quali però con i loro contributi concorrono a finanziare tale trattamento.

L’art. 1, comma 16 della legge 335/1995, infatti dispone che "Alle pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo non si applicano le disposizioni sull'integrazione al minimo".

Detto chiaramente, i Colleghi che sono/andranno in pensione con il sistema CONTRIBUTIVO, percepiranno pensioni molto basse, e non avranno possibilità di aver alcun trattamento integrativo, in virtù di un esplicito divieto di legge. Tutto ciò è francamente inaccettabile.

Pertanto:

1)    E’ necessario rivedere ed abbassare le soglie dell’attuale trattamento integrativo al minimo, perché le attuali paiono essere oltre alle nostre possibilità, e non pare equo prevedere oneri contributivi (che i Colleghi, oggi, stentano a rispettare) per finanziare integrazioni reddituali fino a 30.000 circa.

2)   Il Movimento Forense propone di adottare, insieme, tutte le idonee iniziative affinché venga ABROGATA la norma che esclude i pensionati contributivi dalla possibilità di accedere a trattamenti di integrazione al minimo, ed affinchè siano previste forme di sostegno al reddito accessibili per tutti i pensionati aventi i requisiti.

Probabilmente dovranno essere ripensate (al ribasso rispetto ad oggi) le soglie, ma pare preferibile un diritto per tutti, che un privilegio per pochi.

3)   Se non si riuscisse a riportare il dato legislativo ad equità, occorrerà allora ragionare su altre modalità per ottenere il risultato di garantire a tutti un minimo di sussistenza.

Per disincentivare condotte fraudolente, si potrebbe ragionare su un sistema di esclusione da tale tutela di coloro che al momento della richiesta non risultino in condizioni di regolarità contributiva, a seguito di provvedimenti definitivi. La Cassa Forense potrebbe a tal fine rilasciare una sorta di DURC.

 

5) IN CASO DI DECESSO DEL PENSIONATO, I CONTRIBUTI VOLONTARI VERSATI E NON  FRUITI, DEVONO ESSERE CONSIDERATI PARTE DEL PATRIMONIO EREDITARIO!

In caso di decesso del pensionato, si propone che i contributi volontari versati e non fruiti dall’avente diritto, siano restituiti al patrimonio ereditario del de cuius, salvo che questi abbia disposto che i medesimi restino nel patrimonio dell’ente previdenziale. Rimarranno invece alla Cassa Forense in caso di assenza di eredi.

*****

Queste proposte sono il frutto del lavoro di un gruppo studio istituito ad hoc dal Movimento Forense. Ovviamente siamo aperti al dibattito, e ad arricchire questo documento con le osservazioni ed ulteriori proposte di chi vorrà offrire il proprio contributo.

Un caro saluto a tutti i Colleghi,

 Il Presidente della Commissione Scientifica del Movimento Forense

Avv. Barbara Dalle Pezze

 

Il Presidente del Movimento Forense

Avv. Massimiliano Cesali

 

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