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LEGGE 118 DELL'11.8.2014. LA DISCIPLINA TRANSITORIA DEL PROCEDIMENTO IN ABSENTIA. L'APPLICAZIONE AI PROCEDIMENTI IN CORSO DELLE NUOVE DISPOSIZIONI NEI CONFRONTI DEGLI IRREPERIBILI - BREVI NOTE SULLA LEGGE N. 67/14

Roma, 29 settembre 2014. Legge 118 dell11 agosto 2014 - La disciplina transitoria del procedimento in absentia. Con la Legge 118 dell'11 agosto 2014 è stata predisposta, ad integrazione delle nuove norme sul procedimento in absentia contenute nella legge 67 del 2014, la disciplina transitoria applicabile ai procedimenti in corso attraverso l'inserimento dell'art. 15 bis L. 67/2014. In specifico è stato stabilito che le nuove regole in materia sono applicabili ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della legge, a condizione che non sia stato emesso il dispositivo della sentenza di primo grado. Unica deroga prevista è l'applicazione della vecchia normativa ai procedimenti pendenti in caso di dichiarazione di contumacia e mancata emissione del decreto d'irreperibilità.

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Roma, 27 giugno 2014. La Legge 67/14 ha comportando l'allineamento del nostro ordinamento agli altri ordinamenti europei in materia di garanzia sostanziale del diritto di difesa, avendo espunto dal nostro codice l'istituto della contumacia.

Si afferma infatti la necessità che l'imputato abbia una conoscenza effettiva del procedimento a suo carico: a tal fine sono stati individuati degli specifici casi in cui la conoscenza dell'esistenza del procedimento e la volontarietà della sottrazione alla conoscenza dello stesso da parte dell'imputato, è sostanzialmente provata.

Al momento dell'effettiva conoscenza da parte dell'imputato dell'esistenza del processo, lo stesso può essere rimesso in termini per richiedere anche l'accesso ai riti alternativi.

Si pone però il problema dell'applicazione della norma ai procedimenti in corso, in quanto sul punto manca una previsione specifica, ovvero una norma intertemporale o transitoria.

Facendo riferimento quindi ai principi ordinari in materia processual-penale si deve ritenere che la stessa sia applicabile a tutti i procedimenti pendenti, in qualsiasi stato e grado.

In base a tale ricostruzione in qualsiasi processo pendente dopo il 17 maggio 2014 il Tribunale, la Corte d'Appello o la Corte di Cassazione, devono effettuare il controllo preliminare sulla effettiva conoscenza da parte dell'imputato dell'esistenza del procedimento.

Le modifiche intervenute al codice di procedura penale hanno riguardato infatti non solo la fase dell'udienza preliminare e dell'apertura del dibattimento di primo grado con la modifica degli artt. 420 bis, quater e quinquies cpp, ma anche il grado di appello ed il giudizio di Cassazione con l'introduzione rispettivamente dell'art. 605, comma 5 bis cpp, e la modifica dell'art. 623 lett.b cpp.

In entrambi questi ultimi casi, ovvero nel giudizio d'appello e di cassazione, è stata prevista la nullità della sentenza ed il rinvio degli atti al primo giudice.

È proprio l'introduzione di tali modifiche all'interno di tutti i gradi di giudizio a poter far ragionevolmente ritenere che la norma debba essere applicata a tutti i giudizi pendenti, soprattutto vista l'assenza di una delimitazione di operatività da parte del legislatore.

Addirittura l'applicabilità del principio “tempus regit actum”, può essere ulteriormente corroborata dalla previsione di una specifica ipotesi di rescissione del giudicato introdotta dall'art. 625 ter cpp (modificando la precedente disciplina prevista dall'art. 175 co. 2, cpp).

Qualora infatti vi sia un giudicato, il condannato o un suo procuratore speciale, potranno chiedere entro trenta giorni dall'effettiva conoscenza dell'esistenza del procedimento, la rescissione del giudicato.

Concludendo, tali previsioni sottintendono l'immediata applicabilità della norma a tutti i procedimenti, anche a quelli definiti, in quanto l'assenza di una disposizione intertemporale o transitoria implicitamente conferma l'immediata applicazione delle nuove norme introdotte a tutti i procedimenti in corso, essendo in linea con le spinte europee che ormai da anni chiedevano all'Italia di intervenire in materia di contumacia (la prima sentenza sul punto fu della Corte EDU, Colozza c. Italia del 1985).

Avv. Gabriele D'Urso


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