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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E DISINFORMAZIONE SUGLI AVVOCATI... DI NUOVO

Padova/Vicenza, 16 agosto 2014. Il 29 agosto è prevista la presentazione dell'ennesima riforma della Giustizia, basata sulle linee guida già rese pubbliche dal Ministero di Via Arenula da qualche tempo.

Ovviamente, con un tempismo perfetto, iniziano a comparire su carta e online degli articoli che, trattando della questione, accusano gli avvocati di essere pregiudizialmente contrari ad una qualsivoglia riforma, al solo fine di mantenere asseriti privilegi ed un sistema disfunzionale che favorirebbe un aumento delle spese a loro vantaggio.

Sono un esempio di questa disinformazione gli articoli comparsi su Repubblica (http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/scarsa-prdouttivita-tasse-le-cause-del-declino-italiano-fubini-repubblica-1944851/) e più recentemente sull'Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/2014/08/13/riforma-giustizia-renzi_n_5675877.html?utm_hp_ref=italia-politica) nei quali si afferma che i compensi degli avvocati sono parametrati alla lunghezza della causa (poi peraltro con parziale smentita e rettifica) o che rischiano di perdere cause e, quindi, parcelle.

La prima circostanza, esemplificata dalla ripetuta ed abusata frase “causa che pende, causa che rende”, non è più vera ormai da 20 anni, da quando sono in vigore le riforme del 90-95 sulle preclusioni, che fissano il numero degli atti e delimitano l'attività dei legali, ed a maggior ragione con le riforme che hanno eliminato i minimi tariffari e fissato come parametro l'intera fase processuale a prescindere da atti e udienze.

Per quanto riguarda, poi, le alternative alla giurisdizione cui gli avvocati sarebbero contrari pregiudizialmente (arbitrati o cause sottratte alla giurisdizione ordinaria come le separazione consensuali), va tenuto presente come gli arbitrati comportino comunque spese ulteriori a carico delle parti, dovendosi pagare anche gli arbitri che decidono la controversia (circostanza sempre trascurata), nonché come l'assenza di una difesa tecnica possa sempre essere un danno per la parte più debole, che potrebbe essere costretta ad accettare condizioni svantaggiose. Sul punto vanno anche ricordate le inutili riforme sulla mediazione obbligatoria (che con la scusa della deflazione dei procedimenti impone solo ulteriori spese) con apertura alla funzione di mediatore a soggetti che poco o nulla sanno di diritto, laddove sarebbe stato sufficiente conferire esecutività agli accordi raggiunti dalle parti con l'assistenza degli avvocati.

Quello che tutti sembrano trascurare (ma la cosa appare ogni giorno più volontaria) è lo scopo della giurisdizione: si sente dire che la giustizia e i tribunali devono essere “più produttivi”.

Se è vero che una giustizia rapida è un vantaggio indubbio per cittadini e imprese, ciò non deve mai avvenire a discapito dei diritti di difesa o, peggio ancora, dell'accesso alla giustizia stessa: politiche che limitino l’accesso al processo sono solo una contrazione dei diritti dei cittadini e vanno in senso palesemente contrario alla nostra costituzione. Peraltro, il Movimento Forense ha già presentato e proposto anche al mondo politico una riforma della giustizia "a costo zero" (http://www.movimentoforense.it/redazione/2014/01/22/movimento-forense-proposte-di-riforma-del-processo-civile-costo-zero/), a dimostrazione che gli avvocati vogliono una riforma, ma non che vada a discapito dei diritti dei cittadini.

In conclusione, deve sottolinearsi che se qualche giornalista volesse informarsi sui motivi della lunghezza dei procedimenti giudiziari, potrebbe agevolmente verificare che il potere di rinvio sulle cause a successive udienze (spesso ad uno o due anni di distanza) appartiene esclusivamente al giudice: finché non verranno imposti termini perentori e sanzionati in merito al rinvio delle udienze, nessuna riforma della giustizia potrà sicuramente portare ad una riduzione dei tempi del processo, con buona pace di parti e avvocati che subiscono i rinvii senza poter dire nulla.

Il Presidente MF Padova-Vicenza

Avv. Edoardo Ferraro


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