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CINQUE MINUTI, ANCORA, IN DIFESA DEL MIO ASSISTITO

Salerno, 17 giugno 2014. Un G.I.P. (Giudice per le Indagini Preliminari) si riconosce subito. 

Si individuerà dall’aria mesta e, dal passo trafelato con cui arriva in Aula per celebrare l’ Udienza Preliminare, dalla pila di faldoni che il più delle volte forma, qualcuno dice volutamente, un muro invalicabile dalle altre parti processuali.

Vita grama quella del G.U.P. con la sua aria assorta, sempre compenetrata, celebra l’udienza ma, la mente vola alle Ordinanze di Custodia Cautelare, alla Convalide di Sequestro, alle Richieste di Archiviazione che giacciono sul suo tavolo in ufficio. Altro muro di fascicoli.

Decine di fascicoli, ogni udienza.

P.M. (Pubblici Ministeri) che pretendono la conoscenza integrale, dal parte del Giudice, dell’intero carteggio di indagini.        

Avvocati, in difesa degli imputati, che esigono (che sicumera!) di esprimere compiutamente il loro dissenso sul come e, perché il loro assistito sia stato dapprima indagato e poi addirittura imputato (“Presidente legga le note ex art. 415 bis depositate agli atti ed ignorate dal P.M. Le legga, sia cortese”);

Avvocati, in difesa delle parti offese, che il più delle volte,  hanno “poco da aggiungere alle parole del P.M.” e poi ti inchiodano per 30 minuti 30, sull’unico aspetto tralasciato “colpevolmente” dalla pubblica accusa.

Nel corso di queste udienze, nelle previsioni del Legislatore indispensabili per deflazionare il carico dei ruoli  dibattimentali, si assiste quotidianamente alla defatigante “distribuzione” dei fascicoli processuali.

La diga mal contiene la mole di lavoro delle Procure.

Pochi riti alternativi (e nel caso di Giudizi Abbreviati, ulteriori rinvii per consentire al G.I.P. una “più approfondita disamina”) pochissime le sentenze di non luogo a procedere, per il resto sarà compito dei Giudici Monocratici, dei Collegi Penali, delle Corti di Assise.

Se fossimo meno paludati ed ossequiosi del codice di rito potremmo, a ragione, chiamarla udienza di smistamento.

Sarà nata in questo clima, ma in ogni modo non ne giustifica la ratio e gli effetti prodotti, la decisione del G.I.P. del Tribunale Penale di Napoli, che nel corso di una affollata Udienza Preliminare (75 imputati) ha deciso di contingentare a soli cinque minuti la discussione di ogni singolo Avvocato.   

(http://napoli.repubblica.it/cronaca/2014/06/11/news/il_giudice_agli_avvocati_cinque_minuti_per_una_arringa_la_protesta_degli_avvocati_diritto_mortificato-88618975/)

Volendo ipotizzare che ogni imputato sia assistito da un solo difensore di fiducia il Giudice dovrà, suo malgrado, comunque “subire” ben sei ore e 25 minuti di discussioni difensive, prima di rendere il decreto che dispone il giudizio che – evidentemente – ha già intimamente previsto.

Provvedimento abnorme, certo; elusivo del diritto alla difesa, è stato già detto; permeato da una consistente dose di ipocrisia processuale, appare evidente.

Al di sopra di ogni cosa appare un provvedimento farsesco che mortifica in primo luogo proprio il Giudicante.

Un G.I.P. che oblitera, in forza di una ordinanza, il diritto alla difesa degli imputati che ha di fronte, evidentemente, ha perso il governo dell’udienza.  

Non recupererà la serenità delle parti processuali dirigendo cronometricamente il traffico degli interventi anzi, in questo modo, fonderà la convinzione “di aver deciso a prescindere ed anticipatamente” la sorte processuale dei 75 imputati.

Tuttavia risulta difficile scandalizzarsi, ancora, per chi frequenta, quotidianamente, le aule dei Tribunali.

In diversi Distretti è in atto una sostanziale, scriteriata, depenalizzazione determinata dai termini di prescrizione.

Il Presidente del Tribunale di Napoli ha siglato la resa emanando la direttiva che individua i “processi a trattazione prioritaria”, rassicurando – indi – gli imputati di reati di minore impatto sociale (ma chi determina i valori e su quali parametri?) sulla loro sostanziale impunità.

Non va meglio nei piccoli Tribunali.

Ad Avellino, ad esempio, è difficile - se non impossibile - iniziare e, concludere un procedimento di competenza Collegiale senza operare almeno due o tre rinnovazioni dell’istruttoria dibattimentale, a causa del continuo mutamento (valzer) della composizione dei Collegi.

Vi è carenza di personale, anche amministrativo, ma soprattutto rileva la mancata organizzazione della macchina della Giustizia.

Esistono esempi virtuosi di gestione manageriale dei Tribunali che possono e debbono essere esportati in altre realtà, subito e, prima di ogni intervento anche normativo.

Nel frattempo ci sia consentito immaginare il G.I.P.  della 23 Sez. del Tribunale di Napoli alle prese con i 75 countdown, cronometro alla mano, e gli avvocati dal canto loro che in 300 secondi - condensando eccezioni e difese - proveranno a disinnescare anche questa nuova versione di Giustizia ad orologeria.

Magari il Giudicante, consultandosi con il cancelliere, concederà qualche minuto di recupero!

Avv. Gaetano Napolitano – MF Salerno

  


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