Sociale

Ultimo aggiornamento .

AVVOCATI E MOBILITA’ SOSTENIBILE: UNA SFIDA DA VINCERE (PEDALATA ASSISTITA)

Roma, 9 aprile 2014. Da uno studio del Commissario Ambiente della Comunità Europea, si evince che l'ostacolo maggiore al decremento dell'uso dell'uso dell'auto privata sia la mentalità dei cittadini.

Dallo stesso studio risulta che l'83% degli europei afferma che si debba preferire il trasporto pubblico rispetto quello privato e all'auto in particolare e che il 30% dei trasporti in auto hanno una percorrenza inferiore ai 3 Km; il 50% ai 5 Km (e fino alla distanza dei 5 Km la Bicicletta risulta essere il mezzo più veloce veloce).

Occorre anche sottolineare come l'Italia sia leader europeo nella produzione di biciclette. Le bici inoltre contribuiscono a migliorare la bilancia dei pagamenti del nostro paese, in quanto più del 50% della produzione è esportata. Nel 2012 sono state prodotte in Italia 2.190.000 biciclette; ben 1.260.000 sono state esportate all’estero, soprattutto in Europa. Le “bici elettriche” rappresentano ancora una percentuale piccola delle vendite (circa il 3%), ma in crescita del 9,5% rispetto all’anno precedente (dati ANCMA).

Molte delle bici elettriche vendute in Italia sono però importate dalla Cina e poiché le “bici elettriche” costano mediamente di più delle bici normali, i consumatori sono portati a risparmiare, senza preoccuparsi di controllare la qualità dei prodotti.

C'è inoltre da fare una differenza tra E-Bike e Pedalata assistita.

“Per il codice della strada italiano”, spiega Piero Nigrelli, direttore del Settore Ciclo di Confindustria - Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori ( ANCMA), che riunisce i produttori italiani di bici e ciclomotori, “le biciclette a pedalata assistita sono, appunto, biciclette e non ciclomotori: non devono avere un’assicurazione, non devono pagare il bollo, non obbligano all’uso del casco”. Al contrario delle “biciclette elettriche” che: “Non è che non possano circolare ma è come se si trattasse di ciclomotori”. E quindi con l'obbligo di targa, assicurazione, necessità di avere la patente e indossare il casco.

Immaginiamo adesso di rapportare la professione dell'avvocato ai problemi legati alla mobilità urbana.

Molto spesso quando si pensa ad un avvocato lo si immagina in toga nell’aula di un tribunale oppure nel suo studio dietro una scrivania.

Ma si pensa a quali problematiche di spostamento debba affrontare negli spostamenti tra lo studio ed i tribunali ?

Immaginiamo la quantità di spostamenti che questa categoria compie durante la giornata per recarsi dal tribunale a studio, da studio al giudice di pace e poi di nuovo in tribunale e poi di nuovo a studio.

Il caos del traffico si somma all’endemica carenza di parcheggi, alle doppie e triple file, ai ritardi che spesso il traffico e la ricerca di parcheggio provocano e soprattutto allo stress aggiuntivo che si somma a quello già insito in una professione così particolare e di responsabilità.

Perchè non pensare ad un avvocato in sella ad un mezzo di locomozione alternativo leggero, agile, veloce e semplice come una bicicletta, magari a pedalata assistita, che oltre a poter essere vissuta come mezzo di svago domenicale diventi, grazie al suo motore elettrico in grado di moltiplicare per cinque lo sforzo muscolare, con una batteria che pesa un chilo e mezzo e si ricarica completamente in tre ore fornendo un’autonomia di sessanta chilometri, il “mezzo di locomozione” per chi è costretto a muoversi con velocità ed efficacia attraverso le vie trafficate.

Immaginiamo il senso di orgoglio che deriva dal sentirsi parte di quel progetto di rispetto per l’ambiente che ci dovrebbe vedere tutti protagonisti responsabili.

Immaginiamo il risparmio economico ed energetico e la facilità di parcheggio.

Immaginiamo il vantaggio di poter fare del moto anche mentre ci spostiamo per lavorare.

Immaginiamo la professione forense come un’avanguardia del cambiamento e della diffusione della cultura della mobilità sostenibile.

Immaginiamo come la categoria degli avvocati possa essere percepita come propugnatrice del cambiamento in una logica di sviluppo dell'economia verde.

Certo non ci si può basare solo sulle iniziative private e molto ci sarebbe ancora da fare da parte della Pubblica Amministrazione.

Parliamo di incremento della viabilità ciclabile, parliamo di rastrelliere portabici e di aree di ricarica all’interno dei luoghi di lavoro, ma questo possiamo purtroppo solo auspicarlo e suggerirlo a chi gestisce la cosa pubblica.

Quello che possiamo invece fare in prima persona è dare l’esempio, cominciando ad affrontare il problema della mobilità partendo dal rispetto del mondo in cui viviamo e che vogliamo far vivere ai nostri figli, un mondo meno inquinato.

G. Alessandroni (informazioni tecniche e contatti sul sito www.gtemobility.com )


Commenti

Nessun commento.

Registrati per poter commentare.

© 2013 Movimento Forense - Sito sviluppato da Filippo Iovine