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C'ERA UNA VOLTA...ORA NON PIÚ...

Milano, 31 marzo 2014. C’era una volta..è così che iniziavano tutti racconti che leggevo da piccola. Un mondo incantato si apriva con quelle pagine meravigliosamente descritte da immagini vivaci e colorate. Cavalieri coraggiosi e gentili che salvano le principesse da draghi e streghe cattive.


Ora in età adulta apro le pagine dei giornali e leggo “nel 2013 il numero delle vittime è salito a quota 177. Una tendenza che sembrava smentita dai primi due mesi del 2014 ma che purtroppo è stata confermata dalle cifre delle prime settimane di marzo. Il ministro dell'Interno a 'Telefono Rosa': gli omicidi sono in calo, ma quelli contro le donne no”. “Femminicidio, marito uccide la moglie a Frosinone. Era già stato denunciato”. “Donna uccisa in stazione a Mozzate, l’ex convivente confessa l’omicidio per gelosia”. “Pesaro, avvocato sfigurata con l’acido. Fermato l’ex, si cercano due albanesi. Prima di essere trasportata all’ospedale, Lucia Annibali, 35 anni, ha indicato un nome. Un indizio che le forze dell’ordine hanno seguito fino a fermare Luca Varani, ex compagno e collega della donna. Secondo l’accusa è il mandante dell’aggressione, mentre gli esecutori materiali sono ancora ricercati”. Ed altre ancora ed ancora…


Il mio sgomento e la mia rabbia aumentano nell’apprendere dalle statistiche che più della metà di questi omicidi è commessa da familiari o ex coniugi/conviventi. Come si può immaginare che un familiare o peggio ancore un marito, un compagno, su cui si pone assoluta fiducia, possa compiere atti così efferati? Come può un marito che ha promesso amore eterno trasformarsi improvvisamente nella mano che pone fine alla vita della donna amata? Non riesco a trovare della motivazioni che possano suscitare in me quel sentimento di perdono cristiano, perché in realtà non c’è motivazione che possa far accettare una simile nefandezza.


In questi giorni mi è capitato spesso di ascoltare molte interviste sulla tematica del femminicidio, si, è questo il termine per identificare questa tipologia di delitti e per queste violenze!
Tra le famiglie delle vittime percepisco immediatamente il dolore misto ad incredulità dinanzi a questa crudeltà. Quel dolore che è compagno di vita, quel dolore che scandisce le loro giornate.
Guardando negli occhi delle poche donne scampate alla morte , intravedo la paura, il terrore, l’orrore per le atrocità subite da questi esseri, da questi mostri “dagli occhi malvagi”, descrivono alcune di loro.
Ma nonostante la paura ed il dolore che accompagna la quotidianità di queste donne, dei loro figli, che loro malgrado, spesso sono testimoni di queste violenze, e delle famiglie delle vittime, queste stesse persone coraggiose hanno dimostrato di essere più forti della malvagità umana, mettendosi in gioco in prima persona per porre fine a questo bagno di sangue, decidendo di combattere, per dire BASTA a questo orrore, BASTA a questa violenza che oramai si è scatenata ai danni di donne, di madri, di mogli.


Grazie alla loro forza ed alle loro denuncie, il legislatore avverte la necessità impellente di arginare questo fiume in piena che da qualche anno affligge il nostro Bel Paese, che un tempo ritenevo civile e civilizzato.
Si interviene così con il decreto legge n. 93 del 2013, convertito nella legge n. 119 del 15 ottobre 2013. Quest’ultima prevede rilevanti novità a livello procedurale ed introduce pene più severe, nello specifico tra i punti più salienti si rileva: l’aggravante della “violenza assistita”, l’aggravante per violenza sessuale qualificata in danno di minore, donna in stato di gravidanza o persona con la quale si intratteneva una relazione coniugale o affettiva, la comunicazione delle violenze presso il Tribunale dei Minori, l’aumento della pena per il delitto di minacce ex art. 612 cp, l’ampliamento della sfera di applicazione delle aggravanti del reato di stalking, l’obbligatorietà dei provvedimenti del Questore in caso di armi o munizioni, interventi a favore delle vittime, il gratuito patrocinio per le persone offese, le intercettazioni telefoniche, il braccialetto elettronico, l’ausilio di esperto in psicologia o psichiatria infantile, l’arresto in flagranza, l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, etc…


Nonostante ciò le donne, le madri, le mogli chiedono a gran voce pene ancora più severe, vogliono vedere il loro aggressore o l’assassino della propria figlia in galera per tutta la vita.
Hanno paura e vogliono che una legge severa e giusta le liberi da questa paura, perché purtroppo non ci sarà mai nessuna legge che possa cancellare il ricordo ed il dolore!
Mi chiedo quale cultura possa considerare la donna come un pezzo di carne da macello, che si può buttare via perché non soggiace agli ordini dei signori-uomini-mostro.
Mi chiedo quale cultura possa considerare la vita, dono prezioso, come una cosa che ci appartiene e che possiamo troncare in qualsiasi momento.
Mi chiedo quale cultura possa accettare la ferocia e la cattiveria degli uomini contro le donne.

Annamaria De Paolis

Movimento Forense Milano

immagine "senza titolo" (particolare) di Annamaria De Paolis 


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