Sodalizi

Ultimo aggiornamento .

IL PROCESSO E' UNA PARTITA A SCACCHI

Passano i giorni, gli anni, la nostra esistenza. E mentre onoriamo la nostra professione e la nostra vita,  noi, avvocati e  giocatori di scacchi, fermiamo il tempo in un'ansia di eterno presente.

Ha notificato il suo atto. E così ha dato inizio alla guerra.

La sua tattica è chiara. Si sente forte e decide per un’apertura aggressiva. Muove il cavallo e libera l’alfiere, chiedendo l’emissione di un’ordinanza ingiuntiva.

Ricevo il mio cliente e gli offro la mia visione della sua posizione. Insieme stabiliamo obiettivi a medio e lungo termine, gli suggerisco e pianifico il modo per ottenerli.

Studio la strategia, parto con circospezione e muovo i miei primi pedoni: il primo, in cancelleria, ad estrarre copia dei documenti versati in atti dal mio avversario; il secondo, a studio, a ricercare precedenti giurisprudenziali a me favorevoli.

Mi costituisco e, finalmente, radicatosi il contraddittorio, il processo può proseguire con il medio gioco. Mosse e contromosse fino alla battaglia finale.

Nego ogni addebito, rimetto a lui l’onere di provare le sue pretese e, prudentemente, arrocco.

Depositiamo le prime memorie ed ora il campo sembra aprirsi: ci scambiamo alfiere con cavallo e pedoni con pedoni.

Seconde memorie: scorgo un attimo di debolezza nel suo gioco, sembra disattento, si sente meno sicuro e protegge il suo re dietro un alfiere e la torre.

Questo è il momento di rischiare. Sacrifico il mio ultimo cavallo e gli propongo la patta con una discreta somma a chiusura.

Non sa cosa fare. Provare a vincere, mangiando il cavallo e scoprendosi. Oppure, accettare la patta, prendere i soldi e transigere. Ci pensa, è indeciso.

Decide di rischiare, vuole vincere, vuole tutto. E allora mangia il cavallo, guadagna apparentemente un pezzo, ma va fuori strada.

Terze memorie: le richieste istruttorie sono inammissibili. I documenti sono depositati in copia, li ho  confutati e non possono essere utilizzati; i capitoli di prova difettano dei necessari requisiti spazio temporali.

Adesso è scoperto: il giudice non ammette le prove, rinvia per le conclusioni ed io gli do scacco con la torre. Lui nasconde il suo re dietro l’ultimo pedone, ma io lo incalzo con l’alfiere.

Con la comparsa conclusionale e le memorie di replica siamo alla battaglia finale. Lui non ha provato nulla ed il suo re è coperto solo da un pedone. Io, invece, ho ancora qualche pezzo e la mia difesa è forte.  

Attacco. Faccio salire la torre e, con quella, gli do scacco. Lui arretra ed ormai è nell’ultima casa. Quella della morte.

Esce la sentenza. Avevo lasciato la regina in disparte e decido di muoverla. Il giudice rigetta la domanda perché non provata.

Scacco matto.

Yuri Picciotti


Commenti

Registrati per poter commentare.

© 2013 Movimento Forense - Sito sviluppato da Filippo Iovine