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DOVE SONO FINITI GLI ALFIERI DEI GIOVANI?

Milano-Roma 11.02.2014 Si sente, un po’ dappertutto, che gli organismi che tutelano e gestiscono la professione dovrebbero aiutare maggiormente i giovani. Ma, esattamente, chi, a parole afferma di tutelare gli interessi dei giovani colleghi, materialmente cosa fa?

Da un lato, alcuni che si definiscono ‘giovani’ (ad oltre quarant’anni) dedicano abbondantemente il loro tempo ad aperitivi, cene di gala, parlano di maggiori spazi per i giovani, lottano affinché la Cassa Nazionale Forense ponga maggiore attenzione ai problemi dei giovani colleghi e praticanti… Ma poi vanno a cena con chi dovrebbero essere se non in contrapposizione, in un acceso confronto dialettico, e conseguentemente la vis polemica viene a sopirsi fra una portata e l’altra. Di conseguenza i buoni propositi vengono messi in fresco, come un buon vino da offrire all’occasione (elezioni) giusta. Ciò nonostante abbiano i propri uomini nelle posizioni tali da poter incidere nei vari dibattiti, portando avanti la posizione dei giovani.

Dall’altro lato, altri che di solito sono meno istituzionali dei primi ed usano anche toni più accesi, dimenticano la loro originaria vocazione di associazione di categoria (e di rappresentatività, e tutela dei giovani colleghi), per farsi portavoce delle istanze di una certa parte della società civile. Utilizzano metodi pubblicitari che ledono il decoro della professione e utilizzano come modelli certi giornalisti che non perdono occasione di attaccare la nostra vituperata categoria. Come disse qualcuno “Il potere logora chi non ce l’ha”.

Ed ai giovani colleghi cosa resta?

I latini dissero “dum Romae loquitur, Saguntum captam” (mentre a Roma si discuteva, Sagunto fu espugnata”), e la situazione dei giovani professionisti e dei giovani praticanti è sempre più tragica. Da un lato siamo schiacciati dagli adempimenti contributivi della Cassa Nazionale Forense che, finalmente e dopo tante sollecitazioni, ha emanato il nuovo regolamento sulla contribuzione minima.

Dall’altro lato siamo schiacciati dagli stessi dominus di studio, siano essi dominus della pratica professionale o titolari di studio, oltre che dalla crisi economica. Infatti in alcune zone d’Italia (anche quelle più ricche), si sta cancrenizzando la prassi della pratica gratuita, in cui al praticante non viene riconosciuto nemmeno il rimborso delle spese sostenute per gli incombenti che deve espletare. Su tale argomento il Movimento Forense Giovani si era già espresso con il ‘Manifesto del Praticante’ in cui si riconosceva l’obbligatorietà di un compenso per il praticante.

Mentre per superare meglio la crisi economica, il Movimento Forense ha messo a disposizione di tutti i colleghi, ma con un occhio di riguardo per i giovani colleghi, il servizio di Confidi con Artigiancassa. 

Sono tanti i problemi che noi giovani ci troviamo ad affrontare e da soli non riusciremo a superare questo periodo di crisi economica, pertanto si chiede un maggior rigore a chi a parole dice di rappresentare i giovani, ma poi si comporta o come l’establishment o come alternativi, collaborando con chi vuole demolire la categoria per portare avanti false istanze, che non sono le istanze dei giovani colleghi, solo per apparire e far parlare di sé.

Noi come Movimento Forense Giovani siamo pronti a raccogliere la sfida di presentarci come la vera organizzazione rappresentativa dei giovani colleghi e dei praticanti, guardando ai loro problemi concreti e veri non nel periodo delle elezioni, o subito dopo aver rinnovato i propri vertici, ma sempre, nel quotidiano, cercando in ogni modo di sostenerli affinché possano continuare ad essere dei professionisti del diritto e non dei proletari del diritto come alcuni vorrebbero.

Il Presidente del Movimento Forense Giovani

Andrea Angelo Terraneo


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