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AGENDA DIGITALE GIUSTIZIA: AVVOCATURA DA COINVOLGERE

Il processo civile telematico è un bambino che compie ormai 10 anni.

Ha alcuni fratelli più piccoli (il processo penale telematico, il processo amministrativo telematico, il processo tributario telematico, il processo contabile telematico) con cui parla poco e che forse non conosce neppure.

Colpa dei genitori, perché alcuni di questi bimbi non hanno entrambi i genitori in comune.

Fuor di metafora la prima preoccupazione degli avvocati, che sono i principali utenti insieme ai magistrati, di questi sistemi, è che anche nella giustizia si sia praticato in tutti questi anni un approccio all’informatizzazione comune a tutto il contesto pubblico: ognuno per sé.

Le poche (o in alcuni casi le molte) risorse sono state spese senza un disegno unitario e quindi le procedure ed i sistemi dialogano poco fra loro e la parola magica “interoperabilità” è ancora un obiettivo da raggiungere. Il che comporta duplicazioni di macchine e di programmi e poca funzionalità.

Resiste poi una cultura “proprietaria” del dato anche giudiziario, poco favorevole alle integrazioni dei sistemi. Il che si traduce anche per gli studi legali nella necessità di interfacciarsi con molti sistemi informatici diversi e a volte con modalità francamente inaccettabili (si pensi al deposito telematico degli atti nei processi amministrativi davanti ai TAR ed al Consiglio di Stato, che deve necessariamente essere preceduto dal deposito cartaceo).

Anche sulla gestione degli indirizzi di posta elettronica certificata (PEC) degli avvocati è mancato un coordinamento ed ogni corte si è fatta una propria anagrafica, senza avere un allineamento automatico con gli Ordini o con la Cassa nazionale forense.

La preoccupazione maggiore viene comunque dal metodo di lavoro, poco inclusivo nei confronti degli avvocati.

In ogni sede giudiziaria magistrati, avvocati, personale delle cancellerie dovrebbero lavorare fianco a fianco per individuare le soluzioni tecnologiche ed operative per fare meglio con meno spreco di risorse. E lo stesso metodo dovrebbe essere seguito ad ogni più alto livello di amministrazione della giustizia, fino alla neocostituita Cabina di regia dell’Agenda digitale cui l’attuale Governo ha affidato il compito di rilanciare la tematica, senza peraltro sostituire l’Agenzia messa in campo con lo stesso scopo.

Gli avvocati sono pronti a dare il loro contributo per cogliere tutte le potenzialità che la tecnologia dell’informazione offre per migliorare la giustizia, ma chiedono un cambio di approccio da parte di tutti gli altri attori del sistema, perché solo da una strategia inclusiva possono arrivare risultati concreti in tempi accettabili.

Umberto Fantigrossi (Foro di Milano)
Massimiliano Cesali (Movimento Forense)


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