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MAI PIU' PROCESSI IN TV

Dura presa di posizione del Presidente Nazionale del Movimento Forense, avvocato Massimiliano Cesali, contro i colleghi che partecipano alla celebrazione dei processi in TV 

Ci risiamo, sembrava essere tornati alla normalità con i Processi celebrati in Tribunale ed i giornalisti dietro l’oblò a fare il loro dovere, commentare e dare le notizie; invece no, di nuovo gli avvocati in TV a parlare di processi in corso anzi non ancora iniziati, facce paonazze davanti a domande imbarazzanti, il pubblico inquadrato in secondo piano che ride perché l'avvocato sta sostenendo una tesi legittima ma ardita agli occhi di chi fra poco si cimenterà con il Karaoke domenicale e le ballerine.

Non è più possibile tollerare questa situazione, prima c'era Porta a Porta con i plastici ora anche le trasmissioni fondate sul gossip.

La colpa non è di chi invita gli avvocati ma dei colleghi che partecipano con i processi in corso, l'udienza fissata per l'indomani e spesso con i propri assistiti in carcere.

La TV viene vista da tutti: una parola, una espressione, un tentennamento, l'emozione della diretta potrebbero compromettere la situazione e le sorti del processo.

Questo vale per il giovane avvocato ed anche per il navigato professore.

La presenza in TV viene giustificata con la strategia difensiva, invece diciamolo chiaramente, è solo volontà di appagare il narcisismo e cercare pubblicità.

Un conto è parlare di processi chiusi e definiti un conto è farlo mettendone a repentaglio l'esito.

Anche il mal vezzo da parte di alcuni operatori di giustizia di commentare in un salotto televisivo l'attività difensiva mettendo in difficoltà l'avvocato nei confronti del proprio rappresentato non è deontologicamente corretto e neppure rende giustizia al ruolo che il difensore ha nel procedimento.

Non sono state sufficienti le imbarazzanti vicende di Ustica, Cogne, Perugia, Garlasco, Parolisi, Avetrana etc. etc..

Basta! La misura è colma, se siamo disposti a tollerare tutto ciò non ci lamentiamo del discredito sociale che ha subito la nostra professione, non ci stupiamo del fatto che noi avvocati non siamo rispettati dai giudici e neppure dai cancellieri.

Gli avvocati dovrebbero si andare in TV, ma per rappresentare la situazione scandalosa in cui versa la giustizia italiana, evidenziare il fatto che non ci sono giudici e cancellieri a sufficienza, che le udienze - celebrate in stanze con 100 persone - vengono rinviate di un anno, che per eseguire uno sfratto ci si deve votare a qualche Santo in Paradiso, che i provvedimenti dei Governi sono finalizzati a negare la possibilità di rivolgersi alla giustizia da parte dei cittadini, si potrebbe continuare all'infinito...

Siamo pronti ad indignarci quando qualcuno ci si "vuol togliere dai piedi" oppure ci dice che "speculiamo sulla lunghezza dei processi" o ci definisce "notav" ma all'occasione siam pronti a farci il giusto nodo alla cravatta quando si accendono i riflettori oppure addirittura ad invitare chi ci insulta nelle aule consiliari, con tanto di riguardo.

Insomma la dignità di qualcuno ha un prezzo...quello della notorietà.

Non chiediamo ai COA di intervenire per sanzionare i colleghi come molti invocano (la denuncia non è nel nostro stile) ma ci rivolgiamo al CNF, CSM e Ministero affinché, senza bizantinismi, adottino delle linee guida per impedire la celebrazione dei processi in TV ... prima che il Grande Fratello ed i reality si impossessino anche della giurisdizione.

Un saluto.

Massimiliano Cesali


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