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BASTA ATTACCHI ALL'AVVOCATURA, RISPONDONO I GIOVANI DEL MF

Basta attacchi all’avvocatura, servono idee e progetti non polemiche. Dopo anni di silenzio sull’argomento “Italia Futura”, il think tank di Montezemolo interviene sul dibattito della riforma forense attraverso due suoi giovani esponenti. Un attacco frontale quello sferrato dei giovani di “ItaliaFutura”, contro un’intera categoria professionale, già messa in difficoltà dalla crisi economica.

Leggendo con attenzione il loro intervento, dopo i soliti luoghi comuni di spiccato orientamento aziendalista sull'avvocatura definita gratuitamente come “corporazione molto forte” e detentrice di “monopolio ordinistico” (sorprende che certe affermazioni vengano da colleghi che operano presso studi legali tra i più importanti a livello nazionale certamente non ostili all’avvocatura) emergono alcune proposte di riforma, sia riguardo la formazione universitaria dei giuristi sia il loro accesso alla professione forense ed alle altre professioni legali.

ItaliaFutura, infatti propone un percorso di studio di tre anni come corso di laurea standard, a cui seguirebbero due strade: la prima, per coloro che vogliono intraprendere la professione, di ulteriori due anni di una cosiddetta 'scuola di specializzazione' a numero chiuso (sic!!!!); la seconda, per coloro che vogliono intraprendere la carriera del pubblico impiego e del consulente legale interno alle imprese, di due anni di laurea specialistica in giurisprudenza.

Per quanto riguarda la pratica professionale, gli stessi propongono (come è stato recentemente introdotto dal governo Monti) che essa duri diciotto mesi, di cui sei già dall'ultimo anno di scuola di specializzazione.

Queste riforme porterebbero come dote, secondo loro, la riduzione del numero di avvocati e “conseguenti benefici per il sistema giudiziario già gravato da una insostenibile mole di cause pendenti” (?!).

Ferma restando la necessità di un ampio ripensamento del percorso universitario dei giuristi (che è stato stravolto per ben due volte nel corso dell'ultimo ventennio, riducendo la qualità della preparazione dei laureati), riteniamo come Movimento Forense Giovani che la proposta dei giovani di ItaliaFutura sia debitrice di un ambiente elitario, che spesso confonde il merito con la capacità economica, e che di conseguenza sia quantomeno da riformulare.

Ci permettiamo quindi di dissentire da questa lettura semplicistica avanzata dal nuovo movimento di opinione, che rischia di alimentare maggiormente il clima antiavvocatura che nel Paese sta raggiungendo livelli preoccupanti e che spesso è alimentato da coloro che vedono l'avvocato come un 'costo da interiorizzare' oppure da eliminare .

Come Giovani del Movimento Forense, amanti della professione e futuri avvocati desideriamo portare il nostro contributo al dibattito nazionale in corso:

 

1) Università

Riteniamo di fondamentale importanza intervenire nel procedimento di formazione dei futuri giuristi in modo tale da garantire loro un percorso di studi altamente qualificato.

Ben venga quindi un processo di diversificazione e di specializzazione avviato già all’università, nel quale lo studente possa decidere in piena autonomia quale strada desidera intraprendere nel suo futuro sbocco professionale.

Altresì riteniamo che l'inserimento del numero chiuso alle c.d. 'scuole di specializzazione' anziché direttamente all'iscrizione alle lauree giuridiche ponga per lo studente meritevole, ma che abbia difficoltà economiche un aggravio e non un giovamento. Riteniamo, inoltre, che lo stesso inserimento di cosiddette 'scuole di specializzazione' obbligatorie per coloro che vogliono intraprendere la professione di avvocato (anziché essere facoltative come quelle che sarebbero dovute essere introdotte per l'acquisizione della qualifica di 'avvocato specialista' con delibera del CNF n. 29/2010, o quelle già previste dall'ordinamento) comporti una dilatazione temporale troppo accentuata all'ingresso nel mondo del lavoro forense, oltre che a creare studenti di serie A (che possono permettersi economicamente di frequentarle) e studenti di serie B che, obtorto collo, dovranno interrompere gli studi -sebbene meritevoli di divenire avvocati- (in quanto possono permettersi economicamente di frequentare tali 'scuole di specializzazione').

Proprio per garantire una maggiore consapevolezza nei giovani di iniziare un percorso di studi giuridico siamo per l’introduzione del numero chiuso fin dall'iscrizione alle lauree giuridiche, così come avviene a medicina, ingegneria, economia: in questo modo potranno iscriversi a Giurisprudenza solo coloro che hanno le idee chiare e non coloro che desiderano iscriversi ad una facoltà “tanto per fare qualcosa” oppure come opzione secondaria.

In secondo luogo riteniamo che si debba riformare (ampiamente) il corso di studi della laurea magistrale quinquennale ciclo unico in giurisprudenza, riprendendo, con modifiche, il cosiddetto 'vecchio ordinamento', riducendo la durata del corso di laurea a quattro anni per la laurea di accesso alle professioni giuridiche, eliminando di conseguenza esami utili solo a tenere impegnati i giovani il più a lungo possibile sui libri. Ad essa si affiancherà una triennale accessibile per coloro che non ritengono di dover successivamente svolgere una fra le tradizionali professioni.

Coloro che volessero successivamente (a seguito di insuccessi nella ricerca di lavoro o altre motivazioni), intraprendere una fra le professioni giuridiche dovranno necessariamente reiscriversi alla laurea quadriennale (con abbuono od integrazione degli esami già svolti), in quanto quest'ultima ben più specialistica e mirata alla professione. Verrebbe, quindi, abolita la biennale di specialistica, rimarrebbero (con possibilità di accesso anche per coloro che frequentino la triennale) i dottorati di ricerca ed i master.

La laurea magistrale dovrà essere tanto mirata alla professione da prevedere fin dal primo anno esami specialistici di indirizzo, e dal secondo anno e per tutto la restante durata del corso di laurea simulazioni processuali (come accade nelle università europee ed americane), che nella triennale mancherebbero. Tali simulazioni processuali sarebbero de facto dei processi ioci causa, tali da consentire allo studente di giurisprudenza di impratichirsi materialmente con la realtà che affronterà successivamente quotidianamente nella professione.

 

2) Pratica professionale ed esame di stato

Concordiamo, invece, con la previsione dell'incremento della frequenza (da annuale a semestrale) delle sessioni di esame di stato per l'abilitazione, ma siamo anche per un ripristino della pratica professionale a due anni di durata. Ciò perchè una pratica professionale affrettata, approssimata in diciotto mesi non porta alcuna qualità nel mercato della professione, anzi crea grossi danni ai clienti. Di questi due anni, sei mesi potranno essere anticipati durante l'ultimo semestre di università, coloro che optassero per questa possibilità, dovranno, tuttavia necessariamente conseguire la laurea non oltre lo stesso semestre, a pena di non vedersi computato il periodo di pratica svolto.

Per quanto riguarda l'esame di stato, occorre un ripensamento radicale, non è possibile che all'alba del XXI secolo si debba redigere atti e pareri a mano (!!).

Occorre introdurre l'informatica (così come avviene correntemente in tutti gli studi legali e come il Movimento Forense propone con l'incremento dell'utilizzo dello strumento del Processo Civile Telematico) con la predisposizione di computer collegati, tramite rete protetta e criptata, solo e direttamente con l'Ordine prescelto per la correzione, come previsto dalla riforma Castelli. Altresì occorre prevedere un tempo limite di non oltre tre mesi per la correzione degli elaborati (in modo tale da porre nelle condizioni il praticante bocciato di prepararsi entro la sessione seguente).

Onde evitare la concorrenza (riguardo alla facilità di accesso) fra i diversi Ordini, occorre prevedere una regionalizzazione della pratica con obbligo di residenza (con controlli effettivi da parte degli Ordini) per tutta la durata della pratica od almeno un anno e mezzo   nello stesso circondario di Corte di Appello in cui poi si sosterrà l'esame di abilitazione (più o meno come avviene negli Stati Uniti, dove l'abilitazione si consegue per singolo stato e nessuno afferma che vi sia limitazione della concorrenza per ciò -!!!-).

Deve essere altresì previsto per il praticante che effettivamente partecipi alle dinamiche dello studio e che non si limiti a “prendere le udienze” un equo compenso, che non dovrà mai (anche per coloro che optassero per l'apertura di partita Iva) scendere al di sotto di 400€ netti (salvo prassi migliorative di studio), onde limitare ampiamente la sgradevole abitudine di non riconoscere al collaboratore nemmeno il rimborso spese per il pranzo e gli spostamenti. Su questo ed altri punti il Movimento Forense Giovani ha redatto un vero e proprio “Manifesto del Praticante”

 

3) L''eccessivo' numero degli avvocati in Italia

I giovani di ItaliaFutura affermano inoltre che il numero degli avvocati in Italia è eccessivo e che tale sovrannumero di professionisti comporta un incremento del pendente giudiziario e della litigiosità.

Gli stessi però tacciono in merito a quei soggetti abilitati che non hanno iscritto a ruolo una sola causa, oppure, con il dovuto rispetto per la senectute, per gli avvocati ultra ottantenni. Occorrerebbe, invece, prevedere la cancellazione dall’albo dell'abilitato che entro tre anni dall'abilitazione non abbia iscritto a ruolo una causa, in modo tale da dissuadere soggetti che acquisiscono l'abilitazione di avvocato come ripiego professionale.

Occorrerebbe, altresì, sul modello svizzero, prevedere un limite di durata massimo per il mantenimento dell'iscrizione nell'albo dei praticanti, oltre ad un limite di età massimo per l'iscrizione allo stesso (37 anni).

Il ragionamento di ItaliaFutura, fa leva su un semplicistico ragionamento economico che prevede che a tanti avvocati corrisponda un elevato carico di contenzioso. Vorremmo, con un altrettanto semplice ragionamento economico, smontare tali affermazioni, che sono le stesse del Ministro di Grazia e Giustizia Severino.

Alla riduzione del costo di un servizio aumenta la domanda dello stesso, conseguentemente alla riduzione delle tariffe professionali, il contenzioso aumenterà invece che ridursi in quanto il cittadino, spendendo di meno, usufruirà di più del servizio 'Giustizia', anche -se non soprattutto- per le quelle cause pretestuose o per le resistenze pretestuose in giudizio al fine di non estinguere i propri debiti.

All'aumentare dell'offerta dello stesso servizio, il suo prezzo cala. Conseguentemente un mercato della professione forense come quello italiano (che prevede ufficiosamente 240.000 avvocati, con un'offerta che chi definisce monopolistica o corporativistica è chi vorrebbe vedere il banco dell'avvocato di fianco a quello degli affettati nelle COOP, oppure di fianco allo sportello del promotore finanziario in banca, oppure nel sottoscala dell'ufficio del grande dirigente stile ragionier Fantozzi) dovrebbe fornire un'elevata qualità al cittadino al miglior costo in quanto il cittadino può scegliere fra ben 240.000 avvocati. Perchè in realtà non è così?

Sempre in Europa, ad esempio in Belgio, il costo del servizio giustizia è tale che il singolo cittadino deve necessariamente stipulare un'assicurazione di 'Tutela Legale' per sostenerlo, e di conseguenza vengono di molto ridotte le cause per 'questioni di principio', pretestuose così come le resistenze in giudizio pretestuose.

 

 

4) Un esempio Europeo: la Svizzera ed il Canton Ticino

Sempre i Colleghi di Italia Futura parlano di 'riforma europea', ma non citano alcun esempio di normativa europea in merito all'università, alla pratica professionale ed all'esame di stato. Volendo oggettivamente guardare all'Europa, quella efficiente, portiamo l'esempio della Svizzera: la Legge sull'avvocatura prevede due anni di pratica, di cui almeno uno presso uno studio legale e l'altro che può essere svolto presso un ufficio giudiziario. È previsto un massimo temporale di due anni di iscrizione nell'albo dei praticanti, rinnovabile solo per ulteriori due. Se al termine di quei due anni ed entro i due tentativi concessi, il praticante non consegue l'abilitazione, lo stesso viene radiato dall'albo senza possibilità di reiscrizione. Da notare bene, l'abilitazione conseguita è valida solo per il Canton Ticino, con la conseguenza che l'avvocato ticinese che volesse praticare ad esempio a Zurigo dovrà sostenere un ulteriore esame, o far ricorso ad un domiciliatario.

Troppo protezionistica? Probabilmente si ma stranamente della qualità (e dei costi) degli avvocati svizzeri nessun cittadino della confederazione si lamenta...

 

Nell’ottica di un confronto serio e costruttivo rimaniamo disponibili per un incontro con i due colleghi esponenti di Italia Futura al quale noi Giovani del Movimento Forense non intendiamo di certo sottrarci poiché l’importante è costruire un futuro migliore  per la nostra amata professione.

 

Rimaniamo, comunque, in attesa delle risposte alle domande che il Presidente del Movimento Forense, Massimiliano Cesali, ha posto ad ItaliaFutura, proprio per comprendere ufficialmente quali siano le sue posizioni dell’associazione sull'avvocatura e se le stesse coincidano o meno con quelle esposte dai suoi giovani.

 

 

Andrea Angelo Terraneo, Responsabile Milano e Responsabile Nazionale Movimento Forense Giovani

Diego Franchini, Responsabile Romagna e Responsabile Nazionale Movimento Forense Giovani


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