Politica Forense

Ultimo aggiornamento .

DIBATTITO

CHI DIFENDE GLI AVVOCATI?

Il dibattito nasce dal desiderio dei colleghi di aprire un confronto dopo l’articolo sul Corriere della Sera del collega Ichino e la  accolta tra l’altro con spirito altamente costruttivo sul sito

Diamo spazio a tutti gli interventi, compreso  quello di Pietro Ichino che ci pone a sua volta una domanda alla quale risponderemo a breve con altrettanto spirito costruttivo.

Spinti dai colleghi, speriamo così  di aprire un fronte per stimolare soluzioni ai problemi che ci stanno a cuore. Unità e prestigio dell’Avvocatura anche attraverso una Giustizia efficiente.

Nei giorni scorsi abbiamo replicato all’intervento del Collega e Professore Pietro Ichino sul Corriere della Sera, manifestando  come, per noi, non fosse il momento di occuparsi di misure per difendere i clienti dagli Avvocati, ma - piuttosto - dei drammatici problemi della Giustizia che, invece,  accomunano in questo momento Avvocati e Cittadini in un destino amaro.

Ne sono scaturite diverse repliche, tra cui quella garbata dello stesso Ichino, e di numerosi colleghi.

Qualcuno ha anche  chiesto di aprire un dibattito sul tema.

Lo facciamo volentieri, auspicando che serva non solo a dibattere  sui temi in questione ma, soprattutto, a sensibilizzare gli Avvocati che rivestono ruoli istituzionali e accademici a farsi urgentemente AVVOCATURA, ed a proporre iniziative concrete  per i problemi più urgenti della Giustizia; ciò nell’interesse dei colleghi e dei cittadini.

Chiaramente alcune volte i toni degli interventi  sono accesi proprio perchè figli della drammatica quotidianità.

Siamo convinti si saprà tollerare e depurare la forma cogliendo l’essenza dei contenuti,  sopportando qualche sgarbo dialettico, che pure non vogliamo censurare per lasciare intatto il clima del dibattito.

Così come, d’altronde, noi Avvocati abbiamo fatto con alcuni interventi di cittadini sul Corriere della Sera, sollecitati dal tema introdotto da Pietro Ichino e non proprio entusiasti delle  loro esperienze con taluni  colleghi.

Ciò che ci spinge non è una mera difesa degli interessi della categoria ma la nostra visione politico-sociale della Professione di Avvocato.

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14 maggio 2010

Attonito è delicato eufemismo per una inopportunità che maschera un attacco -l’ennesimo- al difensore del cittadino, alimentando una contrapposizione sociale che rievoca superate ideologie. Sarebbe bene che i professori facciano il loro mestiere, senza impicciarsi in faccende che non conoscono e non frequentano.

Un caro abbraccio

Avv. Stefano De Paolis

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12 maggio 2010

Per me Ichino ha ragione. Mi sembra stupido difendere tutta la categoria quando ognuno di noi sa quanti peracottari ci sono che fanno gli avvocati e i danni che fanno, non solo ai loro clienti ed ex clienti ma anche al buon nome della professione.

Vittorio Amedeo Marinelli

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L’articolo dell’Ichino ha riportato a galla la realtà della nostra condizione: un gruppo ristretto di avvocati legati a doppio filo al potere (o ai poteri) diventa l’unico rappresentante di una categoria che conta decine di migliaia di “peones” del diritto, costretti a trascorrere il tempo in lotta con clienti sempre più agguerriti, colleghi che per sbarcare il lunario svendono la loro professionalità (… tanto se io gli dico di no quello ne trova altri cento …), giudici per la maggior parte pieni di boria ed arroganza, impiegati spesso infingardi e negligenti. Dove andare a cercare quella dignità che motiva il vostro movimento? A sessanta anni sono pessimista. Sono comunque disponibile ad iniziative che “ci provano”.

Luigi Ciccarelli
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9-11 maggio 2010

Egregio Collega, Ti ringrazio molto per avermi segnalato l’articolo di Ichino, che ho letto con molto interesse e che condivido in ogni sua parte. Accogliendo il Tuo cortese invito, inoltre, Ti sottopongo le mie modeste opinioni sull’argomento. Credo che la riforma in discussione in Parlamento (della quale si accenna nell’articolo) sia un notevole passo indietro e che - se approvata - impedirà agli avvocati italiani di svolgere la professione con le stesse opportunità dei professionisti di ogni altro paese occidentale.

Credo che - come sostiene l’Antitrust e come prescritto dalla normativa europea in materia - la professione legale debba essere totalmente assimilata all’attività di impresa, inclusa tra i servizi e soggetta, quindi, allo stesso processo di liberalizzazione.
Includere i servizi professionali nel quadro del commercio internazionale non rappresenta una squalifica, bensì il riconoscimento dell’importanza economica di questo settore e della sua dimensione internazionale.

Ritengo inoltre che la mediazione sia un opportuno ed utile strumento deflattivo per la giustizia.

Quanto ai disservizi della giustizia, dei quali accenni nella Tua e.mail, credo che se il nostro ordine avesse speso qualche energia per sollecitare i governi a destinare maggiori risorse al settore giustizia e promuovere strumenti deflattivi ed informatici (processo telematico) l’Italia non si troverebbe nella penosa, sconfortante situazione attuale. Situazione gravissima, che scoraggia gli investimenti stranieri e frena notevolmente l’economia dell’intero paese.

RingraziandoTi per l’invito all’interessante confronto, Ti saluto con cordialità.

Avv. Vanda Lops

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Gentile Collega,

grazie per la mail che mi consente di partecipare al dibattito innestato dall’ormai noto articolo del prof. Ichino, in precedenza commentato poco favorevolmente anche dal collega Priolo. Concordo che l’articolo debba ritenersi improvvido per la particolare disattenzione ai tanti disagi del ceto forense e professionale in genere, ma soprattutto ne ravviso la manchevolezza politica per la carenza di analisi e di proposta, a dimostrazione del fatto che l’esponente politico, non soltanto il prof. Ichino, dimentica o trascura le difficoltà della vita quotidiana e tollera, spesso per malinteso rispetto dei poteri forti, le distorsioni di sistema di cui è pervasa la società italiana. Mi riferisco, ad esempio, agli squilibri tra domanda e offerta dei servizi professionali ignorati tout court dal ceto politico, pur quando mette mano alle riforme di settore. Perfino il rappresentante dell’autorità delegata esprime giudizi molto parziali sulle professioni e si sottrae alle esigenze di intervento, che potrebbero costituire oggetto di iniziativa dell’ufficio. Anche il prof. Alpa, investito dei poteri richiesti e impegnato nei lavori della riforma, non mi sembra che abbia finora sollevato la questione della carenza di libera concorrenza effettiva che affligge il ceto professionale. Però è anche vero che ai cittadini e nella fattispecie agli avvocati è richiesta la partecipazione diligente e propositiva, non solo critica, per rilevare questioni che potrebbero sfuggire all’attenzione dei protagonisti o non essere considerate prioritarie. Con tale spirito un incontro-dibattito sui temi sollevati dall’articolo del prof.Ichino e dai nostri commenti potrebbe essere ospitato dall’Ordine romano che, nell’azione quotidiana, si dimostra attento alle esigenze degli associati e, più in genere, del ceto forense. Se il prof.Ichino gradisse la proposta, sarebbe mio onere prospettare l’occasione del dibattito al valoroso presidente collega Antonio Conte confidando nel suo gradimento.

Ringrazio per la cortese attenzione e porgo i migliori saluti a tutti.

Ugo Scuro

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Replico con piacere. L’unico commento possibile a questo articolo è, a mio avviso, sin troppo semplice, quasi tautologico. Eppure credo che, nella sua banalità, non ne esista nessun altro.La domanda è: chi difende i cittadini dagli avvocati “disonesti” (della cui esistenza al mondo non è dato di dubitare, così come tuttavia non è dato di generalizzare la disonestà all’intera categoria)?

Ebbene. Formalmente, provvederanno le norme sulla responsabilità del legale, tanto professionale quanto deontologica. Un avvocato che, per maggiori opportunità di guadagno, incappi in errori professionali, sia pur strategici, o quanto meno in comportamenti non deontologici, è già sanzionabile allo stato dei fatti. Di certo la sua onestà non può essere messa “anticipatamente” al vaglio di un secondo professionista, mentre il rapporto di fiducia con il primo è ancora in corso. Chi metterebbe, in tal caso, i cittadini in guardia dai “secondi” avvocati disonesti? Come stabilire quale dei due parla per interesse e quale invece animato da spirito di correttezza professionale?
In second’ordine, l’arma di difesa che il cittadino possiede è quella di negare, successivamente ai comportamenti del difensore ritenuti “poco corretti”, la propria fiducia al legale che l’ha assistito in passato. Di interrompere il “passa parola” di cui tanti di noi vivono e sopravvivono. Se magari un simile rimedio può incidere meno nell’ambito professionale di studi legali già molto avviati, esso è invece un’arma pressoché micidiale nei confronti di quei colleghi che possiedono un giro di affari più contenuto, ed in crescita (categoria di cui faccio abbondantemente parte io stesso). Del resto, il paragone con la categoria medica è perfettamente azzeccato, ma contiene già in sè la risposta al quesito. Userò un aneddoto personale: ero affetto da ernia del disco. Sono stato operato da un noto chirurgo nel 2006. Nel 2009 si è già verificata una recidiva ed a mio avviso la cosa è stata gestita male. Dovrò rioperarmi. Ho cambiato chirurgo, per il futuro, e questo è quanto! Io da solo, con la mia scelta e la cattiva pubblicità, non farò certamente chiudere uno studio medico (o uno studio legale, tornando al tema centrale del discorso), ma sicuramente posso incidere. Se a me si sommeranno altri, l’effetto acquista via via più importanza. Questo, ovviamente, sempre che non sussistano responsabilità più gravi, nel qual caso il diritto mi garantirà pienamente in sede giudiziaria.

Che poi molte volte il legale si trovi a non poter fare comunque gli interessi del cliente, per via delle grosse disfunzioni della Giustizia, è altro discorso, anche se legato a doppio filo con l’oggetto della Vostra e-mail. Se io so che a Roma i tempi per ottenere un decreto ingiuntivo esecutivo, anche in mancanza di opposizione, superano l’anno, e suggerisco ugualmente al mio cliente di esperire il recupero, avvertendolo tempestivamente, sto compiendo un atto in conflitto di interessi, oppure io e il mio Cliente stiamo subendo entrambi, tramite proprietà transitiva, i disservizi che la Pubblica Amministrazione non fa che aumentare?

Grazie della segnalazione, molto gradita (da un lato) e molto fastidiosa, per quanto ho letto nel predetto articolo. Mi auguro il mio contributo sia di qualche utilità.

Avv. Emanuele Parlati

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Gentili Colleghi,
è proprio vero! L’ennesimo intervento di qualcuno che non conosce il nostro mondo.
Il Prof. Ichino, con il vecchio espediente retorico del “chi scrive è uno di loro”, cerca di accreditarsi
come imparziale conoscitore e fustigatore dei nostri vizi, come acuto osservatore della radice vera dei problemi.
Io non l’ho mai visto, invece, in coda davanti ai nostri Uffici.
Neppure immagino che gli sia capitato di subire così duramente il disservizio della Giustizia, l’acredine del contatto quotidiano col personale amministrativo.

Non coglie neppure, il prof. Ichino, che la sua è una preoccupazione del tutto inutile: i clienti si difendono già benissimo dai loro difensori,
la second opinion, i clienti, se la procurano già, nonostante la (disattesissima) norma deontologica.

A me invece capita infatti di sentire fra i Colleghi come si sia noi a doverci difendere dai clienti, che tornano a sindacare le scelte fatte assieme, forti del giudizio di un “sentito dire”, di quanto “ho letto su internet”, della diversa esperienza di “un amico” o di un “cugino che fa l’avv. a…..”

Ma, forse, siamo ingenui, e il prof. Ichino tutto questo lo sa, non a caso, il “servizio gratuito” (ancora ..!) , aperto a chiunque intenda controllare l’opera del proprio legale” dall’Illustre osservatore auspicato, dovrebbe essere svolto da “un avvocato e da un magistrato competenti per materia..” cioè da due persone competenti nella materia di giudicare ….le scelte tecniche fatte da un professionista nelle innumerevoli materie della pratica giudiziaria quotidiana.Mahh… sembrerebbe piuttosto un compito da .. professori.
Avete ragione: altro che “second opinion” Ichì .. tu vuò fa l’americano ma accà stammo in Italì…

Cordiali saluti

X X

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Ho letto solo le prime righe e mi è bastato…

L’Illustre Giurista ci considera incapaci ed ignoranti … mi sembra una perdita di tempo proseguire nella lettura.

Annalisa Papa

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Grazie colleghi della vostra risposta.

Purtroppo questo è l’ennesimo attacco che subiamo, per di più da un collega che evidentemente non pratica quotidianamente la professione e ignora totalmente le nostre difficoltà.

MI chiedo, con rammarico, perché non riusciamo ad avere una posizione comune e ad esternarla compatti tramite i nostri organi.

Dovremo lavorare per questo e non assistere alle beghe all’interno del consiglio.

Una collega

Marina Mariani

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Cari Colleghi ,

grazie,per l’interessante aggiornamento.

Grazie, anche per l’intervento a difesa ( questa sì) di chi , come l’Avvocato, è alquanto indifeso, tra clienti che non pagano, fisco feroce, Magistrati talvolta distratti.

La sintesi dei ” mentre ” ,con la quale si apre la V/s comunicazione, scolpisce bene il contesto nel quale cade il contributo del Prof. Ichino.

Quest’ultimo mi ha dato l’impressione di voler parlare d’altro o,per fare un paragone in ambito sportivo , di intervenire a gamba tesa su un avversario non in possesso di palla.

Quasi peggio di Totti….

Sia chiaro: non è detto che non si possano nutrire dubbi al riguardo dell’equità del rapporto cliente / Avvocato.

E’ altrettanto vero che si può anche non aver simpatia per gli Avvocati.

Però, a margine di una nuova Legge professionale , andare a spulciare proprio quel ” particolare ” spicchio di interesse, mi pare un vero e proprio atto di ostilità.

Preferirei nemmeno esaminare l’idea del controllo ,spiegato, congiuntamente, da un Avvocato e da un Magistrato.

Mi sembra una delle tante trovate di sadismo normativo.

Ne abbiamo già troppi di aspiranti padroni ;per fortuna, gran parte dell’Avvocatura si tiene ancòra libera, tirando la cinghia, stringendo i denti, sgobbando.

Forse, è questa ineliminabile vena ( o zoccolo duro ) di ispirazione anarchica , a dare fastidio.

Prosit.

Vi abbraccio, con affetto e simpatia.

Vincenzo Farro

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Caro collega, nei giorni scorsi ho iniziato a leggere il famigerato articolo ma non ho completato la lettura presa da un moto di stizza violento. E’ l’ennesimo attacco meschino alla nostra,gia’ misera, categoria. Chi ce lo avrebbe mai detto, e se lo avesse fatto, chi ci avrebbe mai creduto che gli avvocati un giorno sarebbero diventati i nuovi poveri! sono lodevoli i tentativi di difesa della categoria da parte delle associazioni forensi ma sono dell’idea che il nostro consiglio dovrebbe pubblicamente e in forma altamente risonante , le nostre difese e non chiedere laconicamente ogni anno il versamento del contributo! Coraggio e buona fortuna!

Collega Foro di Roma I

Caro collega, grazie a voi . La mia mail era una risposta veloce e d’impulso per manifestare principalmente la mia solidarietà alla vostra iniziativa, ma le cose da dire sarebbero molte di più!
I punti da voi evidenziati sono, ovviamente le note dolenti che ci hanno letteralmente affossato negli ultimi anni, e mi chiedo dov’erano i nostri rappresentanti ed i nostri “onorevoli” colleghi che eletti al governo quando sono state varate queste scellerate riforme?
Cosa faceva il nostro onorevole Consiglio dell’Ordine quando hanno deciso di abolire i minimi tariffari e introdurre la conciliazione obbligatoria nelle materia di comune utilità?
E perché visto che ci stanno sfilando il pane di bocca non istituisce corsi GRATUITI per conciliatori professionisti?
Perchè l’ordine non procede a querelare il prof. Ichino per la tutela dell’immagine e dell’onore della categoria degli avvocati?
Perchè nessuno dice che le riforme ci hanno costretti a diventare dei mercenari (bada bene però con l’obbligo di aggiornarsi, perchè ciò che conta è dare l’idea di essere onniscenti!).
Perchè nessuno fa qualcosa di concreto affinchè nelle cancellerie gli addetti ai lavori tornino ad avere rispetto per gli avvocati senza dover costringere i singoli malcapitati di turno ad instaurare liti furibonde per poter adempiere al mandato ricevuto(dopo defatiganti trattative con il cliente!)?
Il malessere è generalizzato, se ne parla dal tempo della riforma Bersani, ma purtroppo mi sembra che ad oggi le cose oltre a non essere minimamente migliorate siano nettamente precipitate, ed il senso di sconfitta e di solitudine di tutti noi prende sempre più il sopravvento!

Se reputate che questo mio sfogo possa dare un contributo alle Vostre idee potete anche pubblicarlo, magari in forma anonima dichiarando però l’appartenenza all’Ordine di Roma.
Collega Foro di Roma II

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Condivido pienamente il Vostro sdegno per il contenuto dell’articolo a firma del Prof. Pietro Ichino pubblicato dal Corriere della Sera e condivido, altresì, il contenuto della Vostra replica con l’unica osservazione che avrebbe dovuto più duramente manifestare la Vostra contrarietà ad affermazioni e proposte che gettano il discredito su di un’intera categoria professionale ed offendono la storia di tanti Avvocati che nel corso della loro vita professionale hanno tenuto fede al giuramento di perseguire con impegno la giustizia e la tutela dei diritti di chi si è loro affidato.
Sorprende che un Giurista di chiara fama pensi di poter impunemente scardinare il rapporto di fiducia che non solo costituisce la spinta iniziale che induce un soggetto a rivolgersi ad un professionista -che sia un Avvocato ovvero un appartenente ad una qualsiasi altra categoria professionale- ma che deve anche necessariamente permanere durante lo svolgimento del rapporto instaurato e ciò al fine di creare quella collaborazione e condivisione di obiettivi che, quale risultante di forze convergenti, porti al raggiungimento dell’obiettivo voluto dal cliente.
Non sorprendono, però, quelle affermazioni e quelle proposte ove si consideri che provengono da un soggetto che, dall’alto della sua posizione privilegiata, non conosce la realtà in cui si dibattono gli Avvocati che operano sul territorio del Paese e non ha provato e non prova, quindi, le ansie e le preoccupazioni che si agitano nell’animo di chi, responsabilmente e diligentemente, frequenta la trincea degli Uffici giudiziari e deve affrontare quotidianamente difficoltà ed imprevisti che nessuna parcella mai ripagherà.
Desiderando riflettere freddamente sul contenuto di quell’articolo e non volendo soggiacere all’irritazione che la lettura di esso ha provocato in me, mi riservo di tornare sull’argomento per analizzare con maggiore serenità l’antigiuridicità e l’iniquità sostanziale della proposta di istituire un “controllore” dell’operato dell’Avvocato e mi limito a concludere affermando che questa volta, dopo una simile provocazione, è veramente auspicabile che gli Avvocati d’Italia diventino Avvocatura manifestando unitariamente l’opinione di una categoria che viene oggi sostenuta solo da pochi.
Cordiali saluti.

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Quanto voi scrivete è verissimo: gli avvocati e i loro clienti sono entrambi vittime dei gravissimi disservizi delle amministrazioni giudiziarie. Ma questa non è una “emergenza” degli ultimi giorni o mesi: sono ormai decenni che versiamo in questa situazione. Possiamo dunque dire che per decenni, comunque fino a che quei disservizi non saranno stati superati, è inibito affrontare la questione del possibile conflitto di interessi tra avvocato e cliente? Se non possiamo dirlo, che senso ha rifiutare di discuterne per “difetto di tempestività” della denuncia?

E quale mai dovrebbe essere il tempo giusto per discuterne, se non quello in cui è in discussione la riforma dell’ordinamento forense?

Se riteniamo che, insieme a tutti gli altri problemi, ci sia anche quello del possibile conflitto di interessi; se riconosciamo che - come accade in ogni categoria professionale - anche tra gli avvocati possa esserci qualche incompetente o qualche disonesto; e se concordiamo sul punto che una delle funzioni dell’Ordine sia anche quella di proteggere l’interesse del cliente in questi casi e che anche dalla sua capacità di farlo dipende il prestigio del ceto forense; se siamo convinti di tutto questo, mi sembra che proprio ora sia il momento di discuterne, insieme a tutti gli altri problemi della riforma dell’ordinamento che ci riguarda.

(Pietro Ichino)

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Che dire?

Siamo operatori di giustizia e anche questa scelta è un attacco alla giustizia, al messaggio che si vuole veicolare: porre l’accento su casistiche populistiche ( è innegabile che esistono figure di Colleghi interessati più alle loro parcelle che al bene del proprio assistito, tanto quanto medici che prediligono interventi nelle loro cliniche private e politici che si asservono a scambi mercenari, così come è altrettanto vero che il Cliente, il paziente, l’utente possono essere raggirati da professionisti con pochi scrupoli) che distolgono l’attenzione dalla drammaticità dello stato in cui il Paese versa in ogni Suo punto nevralgico ( Scuola e Giustizia in testa).

Non c’è un reale interesse a migliorare le cose, per incapacità o tornaconto poco importa oramai, la logica che si è propagata è quella gattopardiana del ” che tutto cambi perchè niente cambi realmente”! …

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La vergogna è ciò che scrive il prof. Ichino;

la vergogna è quello che succede dal ‘94 ad oggi nelle riforme:

giudice di pace, rito civile con sempre più restrizioni e perentorietà

di assurdi termini (essenzialmente da governi di centrodestra);

- la vergogna è il diniego di giustizia della corte d’appello e della

cassazione con assurde interpretazioni e con l’obbiettivo di svuotare

gli atti degli avvocati: chi osa più proporre appelli ovvero ricorsi?

- la vergogna è la riforma per gli esami di avvocato e il titolo

spagnolo;

- la vergogna delle vergogne è l’AVVOCATURA, CHE HA ACCETTATO TUTTO SUPINAMENTE.

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io aggiungerei: chi difende il giovane avvocato dal titolare dello studio!!!!!!!!!!!

Il problema è che siamo troppi, è vero, ma questo non da il diritto di sfruttare i giovani colleghi e trattarli come segretarie, con tutto il rispetto per questa categoria.

XX

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Egregi colleghi

avete tutto il mio appoggio. Provvederò a contattarVi per sapere se posso essere utile in questo “drammatico” momento.
Saluti

Avv. Fiammetta Isidori


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