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UFFICI GIUDIZIARI

CRISI DEFINITIVA O SOLITA FIAMMATA?

Le Cancellerie vanno in sciopero, il Consiglio dell’Ordine reagisce, e la scorsa settimana solita bufera sulle file davanti al Giudice di Pace in via Teulada, dove un articolo del Messaggero del 10 febbraio denuncia la presenza di un vero e proprio  .

I provvedimenti tampone lasciano perplessi. Via le liste ed i numeretti che rappresentavano l’unico segno di civiltà in questa situazione indegna per i professionisti, perchè questa forma umiliante di autoregolamentazione tra avvocati cittadini ed addetti d’agenzia  consentiva quantomeno di poter evitare di stare in piedi in fila dalle 7 alle 9  per sbrigare altre faccende o ripararsi dal freddo.

Il fatto che qualcuno  ne abbia organizzato un mercato poteva essere risolto con misure più adeguate per i mercanti e meno penalizzanti per i colleghi in fila. Ed invece…

Sulla fila al gelo. Sì. Questa è la vera condizione degli Avvocati a Roma. E non vale emanciparsi dagli uffici facendo ricorso a colleghi più giovani . I Tribunali  sono la vera Casa degli Avvocati, che dovrebbero  sentirsene padroni tanto quanto gli studi ed avere il piacere di frequentarla ogni giorno, e dovrebbero contribuire a riappropriarsene ed a migliorarla, non trasformare in una sorta di status symbol la possibilità di non frequentarli.

La debolezza della categoria  è anche in questo. E lo sfratto dal Palazzaccio non serve combatterlo solo con la carta bollata.

Stupisce poi che qualcuno nell’ambiente esprima soddisfazione per il miglioramento della condizione degli uffici perchè viene montato un display, diffondendo dati assolutamente privi di riscontro reale. Tanto per intenderci, iscrivere a ruolo o richiedere le copie al Giudice di Pace richiede ancora una fila doppia, la cui prima parte si tiene dalle 7 alle 9 e, poi dopo l’accesso agli sportelli ci sono ancora due ore, in media, da fare. Con chi è arrivato alle 6.30 che fa tutto entro l’ora, chi è arrivato tra le 8 e le 9 attende sicuramente fino alle 12.30, 13.00.

E non servirà l’annunciata scannerizzazione delle sentenze a migliorare questa situazione. Si tratta di una misura assolutamente utile ed in linea con ciò che bisogna fare, ma chi frequenta il Giudice di Pace sa benissimo che una cosa è la richiesta copie altra è il ritiro.

Per buttarla sull’umoristico, ma neanche troppo, c’è da sperare che non venga disposta proprio adesso la consegna delle copie scannerrizzate contestuale alla richiesta, i tempi di attesa di quelle file, diventerebbero paradossalmente ancora più lunghi e le richieste evase quotidianamente ancora inferiori. Con vantaggio degli eventuali speculatori.

E poi,  perchè l’iscrizione a ruolo al Giudice di Pace fatta a mezzo posta impiega tre volte i tempi di quella fatta personalmente? Non dovrebbe essere il contrario o quantomeno avere gli stessi tempi proprio per incentivare lo snellimento della fila fisica la mattina?

In attesa di risposte, diamo la nostra opinione, molto banale. C’è una sola soluzione. La telematizzazione. Non come strumento iperinnovativo di innovazione della macchina della Giustizia, ma come strumento attualisismo e normale di salvezza del sistema, prima che collassi del tutto.

Per questo la telematizzazione non è solo necessaria. E’ urgente. Qualche coraggioso Dirigente  l’ha sinceramente confessato ed auspicato.

E allora rivolgiamo una domanda agli addetti ai lavori: E’ stata programmata ed avviata  la telematizzazione degli uffici? C’è un progetto in corso ed a che punto è? Perchè alcuni uffici giudiziari sono già dotati di richiesta copie telematica ed altri no? Ed al Giudice di Pace di Roma arriverà prima la telematizzazione o la riforma che aumenterà la competenza e quindi il numero dei contenziosi?

Attendiamo risposte, informazioni sul futuro degli uffici, opinioni, per  capire e fornire il nostro contributo al miglioramento complessivo dell’attività professionale.


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